In EvidenzaNews

Claims made: l’inversione di rotta degli Ermellini

Decisioni a confronto: sent. n. 8117/2020 e ord. n. 8894/2020

A distanza di meno di un mese, gli Ermellini tornano a pronunciarsi sulla vessatorietà e sulla meritevolezza delle clausole claims made nei contratti assicurativi, concludendo in senso diametralmente opposto.

Con sentenza n. 8117 del 24 aprile 2020, la Terza Sezione Civile della Cassazione si pronunciava in materia di contratti assicurativi detenuti da una struttura sanitaria i quali presentavano clausole che estendevano la copertura assicurativa ai tre anni antecedenti alla data di perfezionamento dei contratti. Relativamente a dette disposizioni contrattuali, il giudice di prime cure, come anche la Corte d’Appello, le ritenevano immuni da censure di vessatorietà e immeritevolezza. Non vessatoria era stata ritenuta anche quella clausola che non garantiva una copertura successiva al termine ultimo di validità della garanzia, pertanto il fatto sinistro-denuncia verificatosi dopo tale termine non poteva trovare copertura assicurativa. I tre motivi di ricorso venivano smentiti dalla Cassazione. Alle parti è riconosciuta autonomia di determinazione del contenuto contrattuale (ex art. 1322 c.1 c.c.), pertanto, potendo esse stesse “modulare l’obbligo del garante di tenere indenne il garantito” le clausole claims made trovano giustificazione in questo potere loro riconosciuto, trovando nella volontà delle parti la legittimazione a che la denuncia del danneggiato si verifichi nel periodo di vigenza della polizza. Tali disposizioni contrattuali venivano considerate “non limitative della responsabilità” ma solo “limitativ[e] dell’oggetto del contratto in quanto riguarda il contenuto ed i limiti stessi della garanzia assicurativa, atteso che la stessa specifica il rischio garantito.” Tali clausole, ormai tipizzate, non imporrebbero un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti ai sensi dell’art. 1322 c. 2 c.c. non potendo ammettere che la loro presenza comporti l’automatica conversione del contratto in un contratto atipico.

Queste le conclusioni che dovevano assestare il terreno di una questione da troppo tempo incerta, nonostante le rassicuranti pronunce delle Sezioni Unite con sent. n. 22437/2018 e n. 9140/2016. 

Tuttavia, l’emergenza sanitaria dovuta al sopravvento del Covid-19, ha prodotto una nuova, disattesa, pronuncia della medesima Sezione della Cassazione. In data 15 maggio 2020, con ordinanza n. 8894, in un caso affine a quello di cui sopra, una struttura ospedaliera attivava la propria polizza assicurativa affinché venisse manlevata dalla Compagnia per il risarcimento dei danni cagionati ad un bambino ricoverato presso la propria struttura. Gli Assicuratori, in primo grado e in appello, sostenevano che la Polizza prevedesse una clausola claims made per la quale la denuncia del sinistro dovesse intervenire entro i dodici mesi successivi alla data di cessazione della garanzia, per queste stesse ragioni la polizza non trovava applicazione al caso di specie ed i giudici concludevano per la non vessatorietà della disposizione contrattuale. 

La struttura ospedaliera interponeva ricorso in Cassazione affidato a tre motivi, di altrettanti motivi si articolava il controricorso della Compagnia Assicurativa. 

La struttura lamentava che la clausola della Polizza, estendendo sì la copertura ai dodici mesi successivi la scadenza della garanzia, poneva in una posizione di eccessiva debolezza l’assicurato, in quanto subordinava la denuncia del sinistro all’assicurazione al fatto che i danneggiati avessero tempestivamente – entro i dodici mesi dalla scadenza – sollevato richiesta di risarcimento. In questo modo, a detta della ricorrente, si farebbe dipendere la manleva dell’Assicurazione da un evento, la richiesta di risarcimento del terzo danneggiato, sul quale l’assicurato non ha nessun potere di controllo.

Gli Ermellini, sorvolando su quanto attiene alla inconvertibilità, con l’inserimento di una clausola di questo tipo, del contratto assicurativo in un contratto atipico, di cui all’art. 1322 co. 2, e pertanto doveroso di un vaglio di meritevolezza degli interessi attinenti (sul punto richiama quanto ampiamente argomentato dalle Sezioni Unite con sent. n. 22437/2018), ha ritenuto fondato tale motivo. 

Secondo il recente giudicato: “La clausola […] pone una decadenza a carico dell’assicurato non dipendente da una sua condotta: l’assicurato può fare denuncia dell’evento nei 12 mesi dalla cessazione del contratto solo se abbia ricevuto in quei termini temporali la richiesta di risarcimento del danno, condizione che ovviamente dipende esclusivamente dal terzo danneggiato.” Su questa premessa ritenevano che detta disposizione contrattuale comporti una evidente violazione dell’art. 1341 c.c., nella parte in cui vieta clausole vessatorie non sottoscritte che impongono decadenze, e dell’art. 2965 c.c., il quale al suo unico comma detta: “É nullo il patto con cui si stabiliscono termini di decadenza che rendono eccessivamente difficile a una delle parti l’esercizio del diritto”. Dovendosi configurare nella richiesta di risarcimento del danno il presupposto per il quale l’assicurato si rivolga all’assicuratore, e ponendo come limite temporale all’attivazione del danneggiato lo stesso limite imposto per la denuncia all’assicurazione, si prescinde dalla diligenza di parte, facendo dipendere “quell’esercizio da una condotta del terzo, autonoma e non calcolabile”.

Ciò detto, la nuova pronuncia si discosta dal solco delle recenti massime e, in particolare, della già menzionata decisione a Sezioni Unite n. 22347/2018, la Cassazione aveva più volte confermato la non vessatorietà delle clausole in commento, soprattutto in considerazione della “consapevolezza sul modo con il quale operavano le polizze dalle stesse sottoscritte, ed ha escluso […] una imposizione di contenuto ad opera del contraente forte” (Cass. n. 8117/2020). 

Tuttavia, a sommesso avviso dello scrivente, la Suprema Corte, ancora una volta, omette di considerare che, con il regime della claims made, gli Assicuratori assumono – elemento tutt’altro di scarso rilievo assuntivo – il rischio di dover coprire istanza risarcitorie per fatti antecedenti alla sottoscrizione della polizza medesima. Non si comprende davvero perché nel provvedimento tale elemento imprescindibile non venga menzionato nel procedimento argomentativo. 

Senza considerare una ragione di fondo che sfugge alla Suprema Corte: nel caso di specie eravamo di fronte non al comune “uomo della strada” che ben poteva disconoscere i meccanismi di un contratto assicurativo, ma di fronte ad una struttura ospedaliera, con molta probabilità assistita da un broker (e con all’interno probabilmente un insurance manager o un risk manager), con conseguente presa di coscienza del contenuto contrattuale offerto dagli Assicuratori.

Non appare pertanto condivisibile la decisione della Suprema Corte.

L’ordinanza n. 8894, a seguito delle gravose circostanze in cui versa il sistema sanitario, ha dunque riconsiderato una questione che si riteneva ormai pacifica, con il rischio di poter dichiarare la nullità delle clausole in questione in quanto in contrasto con il combinato disposto degli artt. 1322 e 2965 c.c..

Avv. Giorgio Grasso
BTG LEGAL 

Foto in copertina: Giorgio Grasso

Articoli correlati
EsteroIn EvidenzaNews

GB: Insurtech Zego si espande in Europa puntando sul mercato delle flotte auto

E’ un business che vale £ 20 miliardi La società avvierà l’attività nei Paesi Bassi e…
Leggi di più
EsteroNews

Francia: l’insurtech Luko acquisirà la e tedesca Coya

L’insurtech francese Luko – scrive Bestwire – ha acquisito l’assicuratore…
Leggi di più
In EvidenzaNews

Le leggi antitrust ostacolano il boicottaggio del carbone da parte degli assicuratori

L’impegno vincolante ad abbandonare l’assicurazione del carbone per partecipare alla Net Zero…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.