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I Lloyd’s riaprono la sede con disinfettanti e mascherine ma gli ecologisti gli chiedono di “lavarsi le mani dal carbone”

1 settembre 2020 – Il primo giorno di riapertura dei Lloyd’s dopo un lockdown di 5 mesi è stato caratterizzato da una protesta degli ecologisti  che chiedono di abbandonare le coperture assicurative negli investimenti in carbone. Lo storico mercato assicurativo della city, che ieri ha parzialmente (al  45%) riavviato l’attività fisica nella propria room di sottoscrizione, ha sperimentato di fronte ai propri cancelli la protesta  colorata dei manifestanti (con mascherina) di insure our future che hanno chiesto una policy più decisa nei confronti degli investimenti in combustibili fossili. I manifestanti criticano i Lloyd’s per non aver intrapreso “azioni significative” sul cambiamento climatico in contrasto con le azioni positive fatte da altri assicuratori.

Dal 2017, 19 assicuratori globali hanno limitato l’assicurazione per gli investimenti in carbone e sabbie bituminose.

I Lloyd’s sono invece intervenuti per coprire questi progetti controversi, che includono la proposta di miniera di carbone Adani Carmichael in Australia e la riassicurazione per le miniere di carbone polacche. Gli attivisti chiedono ai Lloyd’s di “lavarsi le mani di carbone e sabbie bituminose”, sottolineando che il carbone rimane la principale fonte singola di emissioni di anidride carbonica.

Nell’aprile 2018, l’assicuratore si era impegnato a disinvestire e escludere investimenti in società fortemente associate al carbone. Tuttavia, gli ecologisti di Insure Our Future affermano che questo impegno ha coperto soltanto 2 miliardi di sterline delle attività detenute dal mercato dei Lloyd’s.

Gli attivisti chiedono ai Lloyd’s e ai suoi membri di fermare i nuovi progetti e le società assicurative di carbone e sabbia catramosa, nonché i nuovi progetti di espansione del petrolio e del gas.

Nel 2018 anche le Generali sperimentarono una protesta analoga in occasione della propria assemblea annuale degli azionisti (in quel caso da parte di Greenpeace). In seguito a quella manifestazione il gruppo italiano decise (2019) di abbandonare ogni copertura assicurativa nella costruzione di nuove centrali elettriche a carbone.

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