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Intelligenza artificiale: per gli assicuratori europei le certificazioni volontarie sono preferibili ad una regolamentazione rigida

17 settembre 2020 – Gli assicuratori “stanno già utilizzando l’intelligenza artificiale (IA) per migliorare il servizio clienti, aumentare l’efficienza, fornire una visione più approfondita delle esigenze dei clienti e prevenire transazioni fraudolente.” Lo sottolinea l’associazione degli assicuratori europei, Insurance Europe, rispondendo alla consultazione della commissione europea lanciata per  valutare l’opportunità di giungere ad una vera e propria regolamentazione in materia. La risposta delle compagnie del continente è negativa. “Per promuovere l’adozione dell’IA e impedire che le tecnologie innovative siano soffocate da una regolamentazione prematura, l’uso etico dell’IA dovrebbe pertanto essere sostenuto e rafforzato per quanto possibile da strumenti volontari e / o non legislativi. Le certificazioni volontarie si sono tradizionalmente dimostrate un mezzo efficace per garantire standard elevati e trasparenti (ad esempio nel settore della sicurezza informatica)”.

Peraltro – sottolineano le compagnie – lo sviluppo e l’uso dell’IA sono già coperti da un ampio corpus della legislazione dell’UE esistente, come i diritti fondamentali, la privacy e la protezione dei dati, nonché le norme sulla sicurezza e la responsabilità dei prodotti”. 

 Un approccio che si concentra principalmente su strumenti volontari (ad esempio codici di condotta o linee guida sviluppati dal settore) rimane compatibile con la possibilità di introdurre strumenti legislativi contenenti requisiti obbligatori per determinate applicazioni di IA.

In ogni caso “è importante garantire che qualsiasi nuova normativa dell’UE sia orizzontale, proporzionata e basata sul rischio, limitato solo alle applicazioni di IA ‘ad alto rischio’ determinate sulla base di criteri chiari”. L’inclusione di processi o applicazioni di automazione comuni a basso rischio che pongono un rischio minimo o nullo per i diritti dei clienti “ostacolerebbe l’innovazione e l’adozione di nuove tecnologie, darebbe luogo a costi aggiuntivi e creerebbe un onere sproporzionato”.

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