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GB: non escluso un ricorso degli assicuratori al test case di FCA sulla business interruption

27 settembre 2020 – L’amministratore delegato dei Lloyd’s di Londra, John Neal, ha dichiarato di aspettarsi un ricorso contro il test case britannico sull’assicurazione per interruzione dell’attività.

Nei giorni scorsi i giudici di Londra hanno stabilito che alcuni dei più grandi assicuratori del mondo hanno sbagliato a respingere decine di migliaia di richieste di risarcimento da piccole imprese costrette a interrompere l’attività in seguito alla pandemia. Il giudizio era stato promosso dalla Financial Conduct Authority (FCA) che aveva portato di fronte ai giudici 21 tipologie di polizze più controverse per le quali non era chiaro se scattava o meno il diritto al risarcimento. Nella maggior parte dei quesiti – ha detto la stessa FCA – i giudici hanno dato ragione ali assicurati. Quando gli è stato chiesto in una conferenza se si aspettava un appello, Neal ha risposto “sì”, aggiungendo che a causa della complessità delle controversie sulle clausole contrattuali delle polizze “i casi durano per un certo periodo di tempo”.

Peraltro un altro regolatore britannico ha messo in guardia gli assicuratori dal rischio che le loro resistenze a risarcire i consumatori possano intaccare la fiducia del pubblico. 

Anna Sweeney, direttore esecutivo della divisione di supervisione assicurativa presso la Prudential Regulation Authority – si occupa della stabilità finanziaria delle compagnie – ha affermato che l’industria delle polizze “non ha fatto nulla per intaccare la caricatura popolare di un settore che è più felice di accettare premi che di pagare i sinistri”. Ciò potrebbe danneggiare la domanda di assicurazioni se le aziende giungessero a credere che gli assicuratori non forniranno la copertura di cui hanno bisogno sia per le polizze di interruzione dell’attività che per le polizze di indennizzo che coprono pericoli non specificati, ha detto Sweeney. La contrazione della domanda di assicurazioni potrebbe portare a “un freno all’attività economica reale e agli investimenti produttivi”, ha aggiunto.

iI giudizio della corte inglese ha avuto ampia risonanza anche fuori dal Regno Unito e potrebbe avere ripercussioni in tutti i paesi di common law dove sono presenti tipologie di contratti per la business interruption simili a quelle esaminate dai giudici londinesi. Reazioni, in particolare, vi sono state nei giorni scorsi in Canada, Australia, Asia e Sudafrica. Ma potrebbero esservi ricadute anche per le polizze collocate in Italia da intermediari anglosassoni e che presentano caratteristiche simili a quelle analizzate dai giudici britannici. 

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