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UK: la Corte Suprema conferma le condanne agli assicuratori sulla business interruption


Un locale inglese «chiuso per Covid»

Tutto confermato. La Suprema Corte inglese ha respinto il ricorso delle compagnie avverso la sentenza della High Court di Londra che nel settembre scorso si era schierata a favore degli assicurati nella gran parte dei quesiti sottoposti al suo giudizio della Financial Conduct Authority sulla applicabilità anche al caso della pandemia delle polizze di business interruption (BI) sottoscritte dai propri clienti. Ed ora le stesse imprese assicuratrici (Arch, Argenta, Hiscox, MS Amlin, QBE and RS) dovranno risarcite una somma totale di circa  1,2 miliardi di sterline a 370mila piccoli  esercizi rimasti chiusi durante il primo lockdown. 

Normalmente i contratti di protezione sull’interruzione dell’attività prevedono un fatto fisico come fattore scatenante del blocco, ad esempio un incendio oppure la rottura di macchinari. Ma in Gran Bretagna, dove quel tipo di polizze sono molto popolari, non mancavano contratti assicurativi che offrivano coperture più ampie. Ad esempio in caso di «restrizioni imposte da pubblica autorità» oppure di «infezioni o malattie contagiose». La vicenda più celebre è quella della società che gestisce il torneo di Wimbledon che, in seguito all’infezione della Sars (2002-2004), aveva avuto la lungimiranza di aggiungere anche simili garanzie alla polizza BI sottoscritta per cautelarsi da eventi imprevisti che avrebbero potuto pregiudicare il regolare andamento dei campionati. Ed ora ha incassato un risarcimento di 175 milioni di sterline da una compagnia.  

Un’immagine del mitico torneo di Wimbledon

Non sono mancati però casi considerati controversi dagli assicuratori che avevano questionato sulla causa delle chiusure: malattia, libera scelta dell’esercente, imposizione governativa. Il magistrato ha dato loro torto considerando l’aspetto sostanziale della copertura. I costi della sentenza sono stati stimati in 48 milioni di sterline da Hiscox che in seguito alla pronuncia ha ridotto la cifra precedentemente comunicata al mercato (100 milioni di sterline) . Cento milioni di  sterline era il rischio legale indicato nelle scorse settimane anche da RSA. 

Non è escluso che le conseguenze della sentenza possano travalicare anche le frontiere britanniche. Non certo in Italia dove le coperture per la BI sono assai rare tra commercianti, bar ed alberghi. Ma in altri paesi anglosassoni ( ad esempio Australia, Sudafrica, Nuova Zelanda dove vige la common law, le polizze per l’interruzione dell’attività hanno una larga diffusione e le tipologie contrattuali sono simili a quelle inglesi.  

Un caso a parte riguarda gli Stati Uniti dove le battaglie legali sulle polizze BI si sono svolte in tutti gli stati. Delle circa 100 sentenze fin qui svolte tra imprese e loro assicuratori, circa tre quarti si sono concluse a favore degli assicuratori, ha riferito il Wall Street Journal. Tuttavia c’è ancora un gran numero di ricorsi (1300) ancora pendenti di fronte alle corti. 

a cura della Redazione

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