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Polizza, il nuovo «investimento» degli italiani

Secondo diversi studi la protezione è diventata uno dei temi prevalenti di investimento e di risparmio degli italiani, scalzando il mattone e tutte le altre forme di bene rifugio. Ma cosa rende tali strumenti di appeal?

Polizza batte mattone nelle preferenze degli italiani. Nonostante la casa sia da sempre considerata il bene rifugio per eccellenza, sembra che dopo l’anno pandemico, ancora in corso, le priorità degli italiani abbiano iniziato a modificarsi. Il 2020 oltre che ad aver dato un’accelerata dal punto di vista digitale ha portato gli abitanti del Bel Paese a riporre al centro dei propri interessi il tema della protezione. Così come evidenzia l’Osservatorio realizzato da Sara Assicurazioni l’incertezza derivante dalla crisi economica, non ha intaccato l’intenzione di risparmiare, anzi ha inciso molto di più su tale tendenza. E rispetto al passato dove la formula di investimento per antonomasia oltre ai titoli di stato restava il buon vecchio mattone, oggi gli italiani riconoscono l’importanza di una pianificazione del futuro economico. Così le polizze hanno scansato il mattone.  Dall’Osservatorio emerge infatti che tra le soluzioni ritenute più idonee alla pianificazione del futuro ci siano il fondo pensione (35%) e le polizze assicurative per il risparmio e l’investimento (32%). A seguire le polizze vita (17%), per le garanzie che possono offrire alla famiglia. C’è ancora chi resta legato al tema “casa” ma si tratta di un minimo 16% che punterebbe sul mattone e l’11% direttamente sul mercato finanziario.

Questa tendenza è confermata anche da altri studi tra cui l’Osservatorio «The World After LOCKDOWN» di Nomisma e CRIF che oltre un anno analizza in maniera continuativa l’impatto della pandemia COVID-19 sulle vite dei cittadini, intervistando un panel omnibus di 1.000 italiani (18-65 anni). E anche tale studio conferma che lo scenario di incertezza ha fatto nascere l’esigenza di proteggersi e di tutelarsi maggiormente. Qui ad esempio il 5% degli italiani dichiara di avere intenzione di incrementare – rispetto a prima dell’arrivo dell’emergenza sanitaria – il ricorso a strumenti finanziari, come la sottoscrizione di polizze assicurative per andare incontro a scenari di incertezza. La previsione che vede ampliarsi il ricorso a servizi banking o insurance, sembra legata alla maggiore attenzione per la tutela del proprio futuro e della propria salute: il 14% ha intenzione di aumentare la spesa per investimenti in fondi pensione e il 17% per polizze sanitarie integrative.

Altra fonte, ma stessa conferma deriva anche dall’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani realizzata del centro Einaudi dalle quale  emerge che non si risparmia più solo per l’incertezza o per pagare l’anticipo di una casa nuova: bisogna anche assicurare i nuovi bisogni della terza età e fornire supporto ai figli. Il risparmio previdenziale cresce con l’età e tocca la massima urgenza (31,3 per cento) nella classe di età immediatamente precedente quella di messa a riposo. Il risparmio per i figli (ereditario) tocca la massima urgenza tra i 45 e i 54 anni degli individui (22,8 per cento), ossia quando i figli presumibilmente stanno trascorrendo l’ultimo periodo in famiglia prima della vita autonoma. Il risparmio per acquistare una casa ha il picco nel periodo tra i 25 e i 34 anni di età (38,6 per cento), per scendere successivamente, essendo progressivamente soddisfatto il bisogno di una casa di proprietà. Il risparmio precauzionale segue una distribuzione a doppio picco: è alto all’inizio della vita attiva (18-24 anni), quando le persone sono vulnerabili all’incertezza sul futuro del lavoro (59,7 per cento); con l’età si riduce, perché nel frattempo si sono formate delle riserve, mentre risale alla conclusione del ciclo vitale, ossia oltre i 65 anni (56,4 per cento), quando l’incertezza riguarda le spese della terza e quarta età, che vanno elevandosi nel tempo.

Ma cosa renderebbe le polizze di maggiore appeal in questo nuovo contesto? 

Secondo l’Osservatorio di Sara Assicurazioni, la caratteristica più apprezzata in uno strumento di risparmio è la sicurezza (33%). Vi sono poi la flessibilità (21%), e quindi la capacità di rispondere al presentarsi di diverse esigenze e disponibilità, i rendimenti che si possono ottenere (21%) e la convenienza in termini di costi (18%).

Per il centro Einaudi il primo obiettivo degli investimenti resta la sicurezza (59,2 per cento); la liquidità è stabile al secondo posto (36,7 per cento); segue il rendimento di lungo termine.

Interessante osservare quanto evidenzia la Fondazione Censis che sottolinea come siano due le caratteristiche che hanno esiti decisivi per il welfare del prossimo futuro. Da una parte il blocco del sentiero che va dal risparmio degli italiani alle sue destinazioni, con il rigonfiarsi di una bolla di cash e la connessa persistente difficoltà di affermazione degli strumenti di welfare integrativo; che in parole povere vuol dire riuscire a «convincere» e  fare presa sui «depositi» parcheggiati sui conti correnti per canalizzarli verso forme di protezione; dall’altra il mutare della collocazione della linea di confine reale tra i bisogni sociali coperti dal welfare pubblico e quelli finanziati con risorse familiari private, con un impatto rilevante sul benessere della comunità e sulla stessa mission della protezione sociale.

È su tali processi che anche il mondo assicurativo dovrebbe ritagliarsi un nuovo ruolo. Ogni proposta o soluzione operativa che voglia incidere su tale ambito, secondo Censis, deve potersi misurare con almeno due dimensioni fondamentali: quella dell’utilizzo del risparmio verso finalità di welfare e quella del confine tra il pubblico e il privato.

di Giovanni Azzerso

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