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Previdenza, un business da non sottovalutare

La spesa pubblica per le pensioni continua a salire, ma parallelamente anche la previdenza complementare progredisce nel suo, seppur lento, cammino. Come leggere i dati pubblicati recentemente? Cosa ci vogliono dire?

La previdenza in Italia? Una strada tutta in salita. A confermarlo i dati resi noti in questi giorni sia dall’ottavo rapporto di Itinerari Previdenziali, sia dall’ultima relazione Covip. Lo studio presentato dal think thank di Alberto Brambilla mette in luce come l’effetto Covid si sia fatto sentire sul già fragile sistema pensionistico italiano. In particolare lo studio ha mostrato come la spesa totale per le prestazioni previdenziali del sistema obbligatorio (Gestioni INPS e Casse Private) è stata nel 2019 pari 230,3 miliardi di euro, con un aumento di 4,66 miliardi (2,07%) rispetto all’anno precedente. Se alle uscite previdenziali si sommano poi le erogazioni assistenziali finanziate con la Gestione per gli Interventi Assistenziali (GIAS) , la spesa pensionistica totale sale a circa 268 miliardi di euro, con un incremento del 2,5% sul 2018 . Le diverse percentuali di variazione della spesa pensionistica vera e propria e della spesa totale rivelano che nel corso del 2019 vi è stata un’accelerazione delle prestazioni GIAS che, dopo un triennio di sostanziale stabilità, sono aumentate del 5,5%. Sempre nel 2019, le entrate da contribuzione sono ammontate a 209,4 miliardi di euro. L’aumento annuo di 4,65 miliardi equivale al 2,3%, un valore prossimo a quello dell’anno precedente, a conferma che, negli anni successivi alla lunga crisi iniziata a metà 2007, il recupero del numero di occupati ha accelerato la dinamica delle entrate contributive, con un riallineamento ai tassi di crescita della spesa per pensioni3

A seguito di questi andamenti, nel 2019 il saldo tra le entrate contributive e la spesa per pensioni è risultato negativo per circa 20,9 miliardi di euro.

Come si traduce tutto questo? Che nel futuro ci sarà sempre bisogno di una maggiore integrazione della propria previdenza, soprattutto per le fasce di giovani. E su quell’ambito qual è lo scenario? In tal caso ci vengono in aiuto i dati Covip che evidenziano come alla fine di dicembre 2020, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono pari a 9,353 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2019, pari a 236.000 unità (2,6 per cento), risulta inferiore però rispetto ai periodi precedenti all’emergere dalla crisi epidemiologica. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,480 milioni di individui. Rispetto alla fine del 2019, nei fondi negoziali si registrano circa 101.000 posizioni in più (3,2 per cento), portandone il totale a fine anno a 3,261 milioni.

Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,628 milioni di posizioni, 76.000 unità in più (4,9 per cento). Pei i PIP “nuovi” il totale delle posizioni, 3,508 milioni, è in aumento di 89.000 unità (2,6 per cento), sempre rispetto alla fine del 2019.

A dicembre 2020, le risorse destinate alle prestazioni sono pari a circa 196 miliardi di euro, 11 miliardi in più rispetto alla fine del 2019. Il patrimonio dei fondi negoziali risulta pari a 60,4 miliardi di euro, il 7,5 per cento in più. Per i fondi aperti si attesta a 25,4 miliardi e a 39,2 miliardi per i PIP “nuovi” aumentando, rispettivamente, dell’11,1 e del 10,4 per cento. I flussi contributivi nel 2020 hanno totalizzato 12,4 miliardi di euro, (3 per cento in più rispetto al 2019) attenuando la propria crescita rispetto al trend degli anni precedenti (poco sopra il 5 per cento annuo) ma mantenendosi comunque in territorio positivo nonostante la crisi determinata dalla pandemia. Il calo dei contributi osservato nel secondo trimestre, in corrispondenza della fase più acuta della crisi, è stato quindi recuperato. Un’analisi che tiene conto della stagionalità in effetti conferma che il calo dei contributi specificamente imputabile all’emergere della pandemia sia comunque stato di ammontare limitato. La differenza tra il flusso complessivo incassato nel 2020 e quello del 2019 è positiva per circa 350 milioni di euro a livello di sistema; nelle diverse tipologie di forma pensionistica è positiva sia per i fondi negoziali e per i fondi aperti sia, seppure in misura marginale, per i PIP.

Uno scenario quindi nonostante la crisi epidemiologica che è positivo, ma che non può certo fermarsi o invertire la rotta. Per questo urgono delle riforme concrete e l’appoggio di professionisti/consulenti che siano in grado di proporre e spiegare il valore aggiunto di tale scelta. 

a cura della Redazione

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