Migliaia di espatriati britannici che vivono in Francia sono alle prese con incertezze crescenti sulle pensioni. Sono determinate dalla Brexit sulla possibilità di continuare ad utilizzare compagnie britanniche.
Lo sottolinea un preoccupato articolo di The Times facendo presente che alcune compagnie inglesi ritengono di poter continuare a servire i clienti nel continente. Questo seppur limitando la loro offerta, ma non sono sicuri se la Francia e altri paesi consentiranno tale approccio.
Il regolatore francese, l’ACPR, ha affermato che servire i clienti dal Regno Unito attraverso una tecnica nota come “assistenza passiva” potrebbe non essere consentita. In particolare alcuni assicuratori britannici sono stati informati che i loro clienti d’oltre Manica potrebbero non essere in grado di svolgere determinate funzioni, come liquidare una polizza assicurativa.
Gli addetti ai lavori ritengono che ci sia incertezza sul fatto che le persone possano continuare a pagare le pensioni del Regno Unito, incassare le polizze o apportare modifiche come l’aggiunta di persone all’assicurazione sulla vita o la modifica dell’importo da pagare.
Con il servizio passivo, gli assicuratori trattano in modo limitato con i clienti esistenti ma non svolgono alcuna consulenza nei confronti di nuovi assicurati. Altri assicuratori hanno evitato l’incertezza utilizzando filiali esistenti all’interno dell’Unione Europea o creandone di nuove.
The Times ha affrontato il caso degli inglesi residenti in Francia ma, ovviamente, problemi analoghi riguardano tutte le polizze «made in England» diffuse nel continente. Anche in Italia, pertanto. Nei mesi scorsi l’Ivass, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni, ha diffuso diversi comunicato sulle conseguenze della Brexit che, dal primo gennaio, ha privato le polizze inglesi del cosiddetto «passaporto europeo», cioè della possibilità di essere offerte nel continente anche in mancanza di una filiale costituita in uno dei paesi dell’Unione.
a cura della Redazione




