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Dai bond alle assicurazioni, i tanti modi di essere “spazzatura”

Riccardo Sabbatini

L’umiliante appellativo di junk insurance, assicurazione spazzatura, è stato in questi giorni affibbiato dal regulator australiano Asic alla banca Wespac colpevole di aver venduto un’assicurazione sul credito a 384 clienti che non avevano affatto bisogno di quella copertura e che non l’avevano richiesta di proposito. La vicenda fa riflettere su come il termine junk sia nato nel mondo della finanza e come negli anni abbia cambiato significato contaminando segmenti di mercato diversi da quelli originari.

Correva l’anno 1990 ed il finanziere d’assalto Usa Michael Milken aveva inondato il mercato di bond ad alto rendimento ma basso rating. Una recessione, “combinata ai pasticci delle autorità di regolamentazione Usa e della California” – scrisse a suo tempo Forbes in una ricostruzione della vicenda – ridusse al lumicino il valore di quei titoli e a un giornalista venne in mente di coniare per loro l’appellativo di junk bond. La compagnia Usa Executive Life che aveva acquistato a piene mani quelle obbligazioni fu sul punto di fallire e fu salvata soltanto dall’intervento combinato del Credit Lyonnais e di uno spregiudicato (ma abile) finanziere francese, Francois Pinault. Questi acquisì per $3,2 miliardi un portafoglio di junk bond che avevano un valore nominale di 6,1 miliardi di dollari. Aveva capito che quei titoli potevano recuperare le quotazioni e quando questo avvenne Pinault si presentò all’incasso aggiungendo nuovi miliardi a quelli che già possedeva. L’epilogo, per la verità, fu leggermente diverso perché gli americani, inviperiti del fatto che un finanziere europeo aveva avuto la vista migliore della loro, pensarono di accusarlo di “arricchimento indebito” e Pinault qualche anno più tardi fu costretto a transare una sanzione con le autorità Usa da 190milioni di dollari. Quest’ultime usano un argomento convincente quando prendono di mira un intermediario straniero, lo minacciano di toglierli la licenza ad operare negli Usa e il malcapitato finisce invariabilmente per pagare. è avvenuto così anche per Pinault ed il Credit Lyonnais.

Da allora la morte e la resurrezione dei bond è stato un fenomeno ricorrente nella storia della finanza. è accaduto, ad esempio, per le obbligazioni di Lehman Brothers nel 2008, per i titoli greci nel 2013. Anche, in Italia per i non performing loans delle banche fallite (Etruria in testa) a causa delle ferree e assai discutibili norme europee sul bail-in. C‘è sempre qualche Pinault che si arricchisce acquistando a poco prezzo obbligazioni che poi riprendono valore. E così anche la terminologia, negli anni, è stata aggiornata: l’appellativo junk è rimasto in uso nei momenti di turmoil quando il valore dei titoli scende a capofitto ma poi, quando il vento in poppa riprende a soffiare nei mercati, è stato sostituito dal temine più accattivante di high yield bond, obbligazioni ad alto rendimento. Ma si tratta  sempre degli stessi prodotti finanziari, obbligazioni emesse da soggetti con scadente merito di credito

In tempi più recenti il termine “spazzatura” ha iniziato ad essere utilizzato anche in altri segmenti dei mercati finanziari. Ad esempio nelle  assicurazioni dove però il termine di junk insurance designa una caratterista che non ha nulla a che vedere con il valore delle polizze ma piuttosto con il misselling. Cioè con le modalità del tutto inappropriate con le quali quelle coperture sono collocate presso i risparmiatori. Il giro di vite dell’ASIC sull’assicurazione del credito spazzatura – tipologia di polizze finite sotto i riflettori anche in Italia – ha già portato a restituire 250 milioni di dollari ai consumatori. Io stesso temine è utilizzato, sempre negli Usa, per qualificare polizze sanitarie a breve termine e scarsa copertura effettiva. La proposta di legge che ne vieta la vendita si chiama, non a caso, “No Junk Plan Act”. Per le polizze, a differenza dei bond, non c’è però possibilità di redenzione. Spazzatura sono e spazzatura, probabilmente, rimarranno.

di Riccardo Sabbatini

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