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Monopattini: non servono le coperture Rc obbligatorie, piuttosto polizze infortuni e comportamenti prudenti

Riccardo Sabbatini

Per la mobilità “dolce” servono soluzioni assicurative pragmatiche che abbiano le medesime caratteristiche. Periodicamente si ripropone la richiesta di imporre sui monopattini elettrici – uno strumento di mobilità sempre più diffuso nelle grandi città, favorito anche dagli incentivi governativi – l’obbligo di una copertura obbligatoria per la responsabilità civile. Stando ai dati sugli incidenti che coinvolgono i nuovi mezzi, una simile richiesta appare ingiustificata e rappresenterebbe l’ennesima gabella a carico dei consumatori. Simile, per capirsi, alla revisione biennale di macchine e motocicli che si configura come una allegra elargizione di risorse a vantaggio delle officine specializzate che, peraltro, non si assumono alcuna responsabilità per il servizio che svolgono. E gli automobilisti, per nulla allegri continuano a pagare l’inutile “tassa” ogni due anni.

Ed ecco di dati. Nel 2020 gli incidenti in cui è rimasto coinvolto un monopattino elettrico sono stati 123 e la classifica dei sinistri vede al primo posto le città di Torino, Milano e Roma. Una persona è morta ed un’altra è deceduta nei primi mesi del 2021. Ma attenzione. A subire i danni sono quasi sempre gli stessi conducenti dei monopattini per “caduta autonoma dovuta a ribaltamento senza urto contro ostacoli fissi” oppure per le buche e gli avvallamenti delle nostre strade. Del tutto marginali sono i danni causati a terzi, anche se per la verità sempre possibili. Va comunque considerato che l’utilizzo dei microveicoli elettrici è in costante aumento. Un‘indagine commissionata ad agosto 2020 dall’agenzia indipendente mUp Research in collaborazione con Norstat ha stimato in ben 2,5 milioni di italiani la propensione all’acquisto dei monopattini. E, passando ad analizzare le scelte di consumo effettive una ricerca di GFK ha stimato acquisti per 35 mila unità nei primi mesi del 2019 rispetto ai 10mila di appena un anno prima. Nel 2020 i numeri si saranno senz’altro dilatati considerando anche gli incentivi pubblici. Il numero degli incidenti è dunque destinato a crescere. Che fare? Attualmente i monopattini sono equiparati alle biciclette e, in una fase che viene definita di sperimentazione, nessun obbligo assicurativo è previsto. L’unica eccezione è rappresentata dalle coperture per l’esercizio dell’attività (non Rc) a carico delle società di bike sharing. Lo scenario normativo è comunque in evoluzione. La Camera sta discutendo un DL (n.2675) – primo firmatario è il deputato di Forza Italia Roberto Rosso – che lascia immodificato il regime assicurativo ma introduce una serie di vincoli. Alcuni sono di puro buon senso (allargamento dell’obbligo di indossare i casco anche per gli over 18enni), altri suscitano maggiori perplessità. Come l’obbligo di consentire la guida dei monopattini soltanto ai maggiorenni (norma inesistente negli altri paesi europei) o il divieto di circolazione nelle ore notturne e nelle strade con limite di velocità di 30 km all’ora. Attualmente si può percorrere in monopattino tutte le strade urbane con limite a 50 KM. C’è un tema di policy, sottostante. I legislatori debbono decidere che ruolo assegnare ai nuovi strumenti di mobilità “dolce”. Se potenziarlo, in coerenza con gli incentivi disposti finora, oppure circoscriverlo, in contrasto con le buone regole della mobilità sostenibile.

Gli assicuratori, e soprattutto le reti di vendita tradizionali degli agenti hanno un ruolo fondamentale da svolgere per indirizzare  queste scelte di policy nella direzione auspicabile. Debbono sforzarsi di promuovere coperture infortuni a vantaggio dei guidatori – le uniche di cui c’è effettivo bisogno – facendone capire l’effettiva importanza ai loro clienti. E diffondendo comportamenti corretti attraverso la telematica, come è già stato sperimentato con le scatole nere nella Rc auto. Se poi un padre di famiglia, per sua maggiore tranquillità, vuole estendere l’ombrello assicurativa anche alla responsabilità civile del mezzo guidato dal figlio è naturalmente libero di farlo e rappresenta una scelta di prudenza da ammirare. Ma senza imporre un obbligo generale di copertura che sarebbe del tutto spropositato.

a cura di Riccardo Sabbatini

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