ANAPA Rete ImpresAgenziaIn EvidenzaNews

Vaccini in agenzia, come comportarsi? Lo svela ANAPA

E’ una delle domande che sta molto a cuore ai lettori di Intermedia Channel e che interessa la categoria degli agenti di assicurazione. A dirimere la questione ci aiuta l’avvocato Raffaella Grisafi dello Studio Legale Iurilli e consulente legale di ANAPA Rete ImpresAgenzia

Vaccinazione dei dipendenti di agenzia, come comportarsi? E’ una delle domande che sta molto a cuore ai lettori di Intermedia Channel e che interessa la categoria degli agenti di assicurazione, visto che ad oggi non esiste un testo normativo specifico sul tema e specifichiamolo non sussiste un potere del datore di lavoro di imporre la vaccinazione né un dovere del lavoratore di sottoporsi alla vaccinazione, nell’ottica di salvaguardare la libertà di pensiero e la salute dei dipendenti. Come affrontare quindi la questione? Ad aiutarci a dirimerla è l’avvocato Raffaella Grisafi dello Studio Legale Iurilli e consulente legale di ANAPA Rete ImpresAgenzia.

“Nelle FAQ del 17 febbraio 2021, aventi ad oggetto il “trattamento di dati relativi alla vaccinazione anti Covid-19 nel contesto lavorativo”, il Garante della Privacy ha precisato che il datore di lavoro “non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale”, né può chiedere al medico competente di “comunicare i nominativi dei dipendenti vaccinati”, aggiungendo che neppure il consenso del dipendente potrebbe legittimare il trattamento dei dati, “in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo”.

INAIL con Nota n. 2402 del 1° marzo 2021, ha osservato, che “non si rileva allo stato dell’attuale legislazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, un obbligo specifico di aderire alla vaccinazione da parte del lavoratore” sottolinea la consulente legale di Anapa Rete ImpresAgenzia.

Sembrerebbe che l’unica via percorribile sia quella di affrontare la questione dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, visto che i dipendenti si presume lavorino a contatto con il pubblico, oltre che stare a contatto con gli altri lavoratori. In tal caso il dato di lavoro dovrebbe essere in regola, con tutte le prescrizioni in materia di dispositivi di protezione individuali (DPI); aggiornare il D.V.R. (documento valutazione dei rischi) aziendale sul rischio epidemico (da valutare con chi segue la sicurezza del lavoro per conto dell’azienda); interessare della questione il Medico competente per fargli valutare l’idoneità al lavoro dei lavoratori interessati; in caso di inidoneità, vedere se è possibile adibire i lavoratori ad altre mansioni (non al pubblico); come estrema ratio, sospendere il lavoratore dall’attività lavorativa in attesa che il medico competente gli riconosca nuovamente l’idoneità.

Facendo poi riferimento al Testo unico salute e sicurezza del lavoro, l’esperta sottolinea che “L’art. 20 del d. Lgs. 81/2008 stabilisce che ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni fornite dal datore di lavoro; L’art. 42. Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica: “1. Il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di cui all’articolo 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”. A supporto verrebbero anche delle recenti sentenze (Tribunale di Modena, Verona e Belluno) che ammettono l’ipotesi di sospensione dal lavoro, fondando la decisione su due basi: la prima è l’articolo 2087 del codice civile, che fa ricadere sull’imprenditore la tutela della salute nei luoghi di lavoro; la seconda è una direttiva Ue del 2020 che ha incluso il Covid tra le malattie contro cui è necessario avviare azioni preventive. Seppure come sottolinea Grisafi “bisogna nel contempo tenere presente che dette sentenze riguardano lavoratori del settore sanitario”.

Infine conclude Grisafi “si potrebbe quindi procedere come indicato, fermo restando il necessario intervento sia del medico competente che del Consulente del lavoro, considerando e valutando di volta in volta lo specifico caso concreto anche in relazione ai più che probabili provvedimenti normativi e regolamentari che si andranno ad introdurre nell’ordinamento e ad ulteriori interventi giurisprudenziali”.

a cura della Redazione

Articoli correlati
In EvidenzaNews

Ivass: in pubblica consultazione il documento su requisiti professionali e domini web

La consultazione avrà termine il 25 luglio L’Ivass ha posto in pubblica consultazione uno…
Leggi di più
In EvidenzaNews

Zurich Impresa Smart, la nuova soluzione per sostenere la crescita delle microimprese italiane

Zurich Impresa Smart copre microimprese con fino a cinque dipendenti e offre pacchetti di garanzie…
Leggi di più
In EvidenzaNews

Sham e Federsanità rinnovano la partnership sulla sicurezza delle cure

La società mutua leader in Europa nell’assicurazione e gestione del rischio sanitario e la…
Leggi di più
Newsletter
Iscriviti alla nostra Newsletter
Resta aggiornato sulle ultime novità, sugli eventi e sulle iniziative Intermedia Channel.