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Prima.it: il Tribunale di Roma respinge la richiesta di risarcimento di 100mila euro di Sna contro Anapa. Allo Sna il pagamento delle spese legali

Era una sera del 2016, una serata come tante, quando sulle principali reti televisive comparve uno spot dall’aria scanzonata che ridicolizzava la figura dell’agente di assicurazioni al fine di promuovere il nuovo sito Prima.it.

Non si era mai visto nulla di simile. Il sottotesto di quella comunicazione era largamente offensivo della professionalità di tutti gli intermediari assicurativi, additati senza troppi filtri, come “un peso di cui disfarsi”, in quanto responsabili principali del caro-assicurazioni, delle polizze Rc Auto in particolare, mettendo in risalto la convenienza dei canali diretti a discapito delle compagnie tradizionali, appesantite “dall’inutile costo degli agenti”.

Come minimo c’era da aspettarsi una reazione di invettive leonardesche, ma in realtà non si vide niente di tutto ciò. Al di là delle scontate lagnanze e del mugugno generalizzato, ognuno continuò sulla sua strada.

Fu Anapa ImpresAgenzia a uscire dai tatticismi e con un esposto inviato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si mosse immediatamente a tutela dell’intera categoria, senza attendere che quell’evidente stonatura potesse prendere piede a furia di circolare in televisione.

La richiesta di avviare un procedimento istruttorio per valutare la sussistenza di pratiche commerciali scorrette da parte di Prima furono accolte da AGCM, con grande soddisfazione di tutti. È curioso ricordare come Prima.it fosse iscritta alla Sez. A del RUI, figurando quindi come agente, ma operando di fatto come una Compagnia.

Tutto bene? Non proprio, perché a quel punto qualcuno iniziò a chiedersi come mai fosse stata Anapa a muoversi in prima battuta invece dello Sna, da sempre principale, quando non auto-proclamato unico, organo di rappresentanza della categoria.

Senza entrare nei dettagli, a seguito di un articolo pubblicato su una testata del settore a firma di Giovanni Puxeddu (clicca qui per leggere), allora presidente regionale di Anapa Sardegna, lo Sna attaccò duramente Anapa attraverso il proprio house-organ (clicca qui per leggere). La partita però non si chiuse. Infatti, nel 2017 lo Sna citò in giudizio Anapa e lo stesso Puxeddu avanzando una richiesta di risarcimento danni per diffamazione da 100mila euro.

Nei giorni scorsi è arrivata dal Tribunale di Roma la sentenza della causa civile di primo grado (quindi, non ancora definitiva) che respinge la richiesta dello Sna e la chiama a farsi carico delle spese legali dell’avv. Fausto Sergio Pacifico, difensore di Anapa, per un importo complessivo di oltre 8.000 euro.

È la stessa sentenza (clicca qui per leggere la sentenza completa) a ripercorre in poche righe il cuore della vicenda che prende il via dal riferimento di Anapa al “silenzio” di Sna sulla questione Prima.

A tale “silenzio” di Sna – si legge nella sentenza del Tribunale – viene dato da Anapa un valore significativo di “disinteresse” per la categoria che il sindacato dovrebbe rappresentare se non addirittura di “collusione” con Prima Assicurazioni S.p.a. (intesa, nella prospettazione di parte attrice, come perdita del ruolo di garanzia e neutralità proprio di un sindacato).

Si ritiene, invero, in ogni caso chiaro che nell’articolo in questione vi è una rilettura degli eventi del tutto personale del sindacato convenuto, che svolge notoriamente il ruolo di sindacato “alternativo” rispetto a Sna, essendo nato (come è pacifico) da una scissione interna a Sna.

Per questi motivi deve ritenersi rispettato il criterio della conformità della notizia alla verità storica, oltre che quello dell’interesse pubblico della notizia fornita (nell’ambito dei lettori dell’editoriale, e cioè a quegli assicuratori che aderiscono ad Anapa), così come deve ritenersi rispettato il criterio della continenza formale, non essendo nell’articolo contenuta alcuna espressione offensiva nei confronti dell’attore, e, in particolare, deve ritenersi che sia stato esercitato in modo legittimo il diritto di critica costituzionalmente garantito dall’art. 21 Cost., essendo stata proposta una censura nei confronti dell’operato di Sna a fronte di eventi interessanti la categoria degli agenti assicurativi.

Superfluo a questo punto deve ritenersi l’esame dell’ulteriore questione attinente alla prova del danno”.

Non ci sono né vincitori né vinti. Ognuno può trarre le proprie conclusioni. Tuttavia, sul tavolo resta aperta una questione di fondo.

La politica sindacale è fatta di dialogo, di discussioni, di scontri anche aspri, ma in definitiva, il vero motivo di esistere è fare l’interesse dei propri associati che mai come ora hanno bisogno di organi di rappresentanza concentrati su come vincere le sfide di un mercato in grande trasformazione e pieno di punti di domanda.

Semprechè non si sia in presenza di comportamenti realmente diffamatori, il confronto tra organizzazioni che aspirano a rappresentare i medesimi interessi dovrebbe avvenire nel rispetto reciproco e svolgersi al di fuori dei tribunali. La sentenza di questi giorni ne è una conferma.

a cura di Vincenzo Giudice

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