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Settembre oltreché’ della vendemmia e dei fichi è anche il mese dei riassicuratori

Riccardo Sabbatini

Settembre è il mese dei riassicuratori. Fino allo scoppio della pandemia i rappresentanti dei grandi gruppi europei, statunitensi e di Bermuda – ora nel club dovrebbero di diritto essere ammessi anche i cinesi – si incontravano in questo periodo a Montecarlo per discutere sulle prospettive del mercato danni mondiale, delle coperture catastrofali e di quelle protezioni che interessano soprattutto il mondo delle aziende. Con il Covid-19 gli incontri nel Granducato sono stati sospesi ma ciò non ha fatto venir meno ai riassicuratori e broker l’abitudine, quasi per inerzia, a far sentire la loro voce settembrina. E dunque dall’inizio del mese è tutto un fiorire di report e analisi sui trend dell’industria, formulati dai principali player. Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi e, soprattutto, per i rinnovi dei trattati in agenda nel prossimo gennaio?

Moody’s ha condotto un sondaggio, nel corso del quale sono stati intervistati più di 40 assicuratori primari non vita a livello globale. La tendenza al rialzo dei tassi della riassicurazione continuerà a caratterizzare lo scenario prossimo futuro ma con un’intensità in decelerazione rispetto a quanto è avvenuto nell’anno in corso. Nel complesso Il 76% del campione si aspetta un aumento dei prezzi rispetto al 90% dell’anno precedente. Un sostenuto aumento dei costo nella protezione – è un’altra delle indicazioni scaturite dalla survey – continuerà invece a caratterizzare le coperture catastrofali e del cyber risk. E’ proprio in quella direzione ad esempio che andranno le attenzioni di Swiss Re che anche recentemente ha confermato il suo forte “appetito” al rischio. La compagnia svizzera stima in $8 miliardi il mercato mondiale del cyber risk e, con un portafoglio premi annuale di $400 milioni, ha molto spazio di fronte a sé per crescere.

In generale i grandi mercati danni stanno conoscendo un momento felice. Ne sono un esempio i Lloyd’s di Londra che hanno appena registrato un significativo utile nel primo semestre dell’anno (£1,43 miliardi) dopo la perdita subita nel 2020 ( £ 438 milioni) a causa della pandemia. E’ un miglioramento dei conti ottenuto soprattutto con una migliore disciplina nella sottoscrizione dei rischi, liberandosi dei contratti in perdita (6% del business sottoperformante). Ne saranno felici, indirettamente, anche i riassicuratori delle Bermuda che tradizionalmente forniscono circa il 50% della capacità assicurativa della city e che dal 1997 al 2019 – hanno ricordato in un report diffuso in questi giorni – hanno pagato per i sinistri generati dal mercato londinese la cifra non proprio indifferente di $65 miliardi.

In piena effervescenza è anche il mercato dei broker assicurativi, parallelo a quello della riassicurazione. Il 2020 è stato caratterizzato dal fallimento del mega-merger da $30 miliardi tra Aon e Willis Towers Watson che avrebbe dato vita al maggior gruppo di brokeraggio a livello mondiale. Le autorità antitrust Usa si sono messe di traverso e alla fine Aon, che sarebbe stato il soggetto aggregante, ha rinunciato alla sua preda. L’exit non si è rivelata una passeggiata. Il gruppo di Greg Case ha perso 1,2 miliardi di dollari, un miliardo dei quali versato a Willis Towers Watson come penale per la mancata fusione. E che fa quest’ultima società nella prospettiva di un futuro stand alone? Ha appena annunciato di avere a disposizione $5 miliardi per future acquisizioni. Da preda torna ad essere un predatore. E’ il capitalismo, bellezza!

a cura di Riccardo Sabbatini

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