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Anfia, la crisi di chip frena l’industria automobilistica

Dopo il Covid la crisi di chip e l’industria automobilistica frena. Secondo i dati diffusi da Acea (l’associazione dei costruttori europei) si sono registrati cali notevoli nella vendita di autoveicoli anche nei mesi estivi: a luglio, nei 32 mercati del panel (UE+UK+EFTA) le immatricolazioni sono crollate del 23,6%, fermandosi a 978.918 unità rispetto al 2020 e del 26,4% sul 2019. Ad agosto, il calo è stato del 18,1% (724.710 immatricolazioni) sul 2020 e del 32,5% sul 2019.

Nel commentare i risultati, Paolo Scudieri, presidente di Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), osserva che “Dopo quattro mesi di segno positivo e una chiusura del primo semestre 2021 in rialzo a doppia cifra (+27,1%), sebbene ancora lontana dal recupero dei volumi pre-pandemia, a luglio il mercato auto europeo registra una significativa battuta d’arresto, con le nuove immatricolazioni in calo del 23,6%”.

Mentre ancora si stanno scontando le conseguenze della pandemia – aggiunge Scudieri – il perdurare della crisi di approvvigionamento dei microchip, destinata ad accompagnarci, secondo le previsioni degli analisti, fino a 2022 inoltrato, rende particolarmente complicata la gestione di una ripresa già di per sè lenta, causando rallentamenti e blocchi sulle linee produttive e nelle consegne dei nuovi veicoli”. Di fronte a questa situazione, per Scudieri, “è fondamentale lavorare a una nuova strategia europea per la catena di fornitura dei microchip, in modo che l’Unione Europa si svincoli, almeno in parte, dalla dipendenza dai Paesi asiatici su questo fronte. Resta alta l’attenzione sull’impatto di una possibile ulteriore accelerazione della transizione all’elettrificazione – ipotizzata dalla Commissione europea con le proposte del pacchetto normativo Fit for 55, che rischia di mettere al bando i motori tradizionali a partire dal 2035 – sul tessuto industriale italiano ed europeo, in grado di affrontare questa sfida solo potendo contare su un piano strategico per la riconversione produttiva, che in Italia ancora manca. Le proposte del pacchetto normativo devono ora passare al vaglio del Parlamento europeo: lo scorso 6 settembre e’ stato affidato alle commissioni Ambiente, Trasporti, Industria e Affari economici il compito di esaminarlo”.

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