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Solvency II: il pendolo dei regolatori inizia ad invertire la direzione di marcia

Riccardo Sabbatini

Tutto dipenderà, alla fine, dall’andamento del “trilogo” Commissione-Parlamento-Consiglio e, soprattutto dagli atti delegati finali che verranno emanati. Fin da adesso, tuttavia, si possono cogliere gli obiettivi e le indicazioni di policy nella revisione della direttiva europea di Solvency II il cui schema è stato svelato nei giorni scorsi dalla Commissione Europea. Una premessa è d’obbligo. Le compagnie europee – e Bruxelles ne è perfettamente consapevole – sono già ben capitalizzate ed in grado di reggere agli imprevisti nel pagare le prestazioni agli assicurati. Quest’ultime – giova sempre ricordarlo – sono già contabilizzate nelle riserve assicurative delle compagnie mentre la disciplina prudenziale è stata pensata per sostenere finanziariamente il peso di eventuali shock. Ebbene, nonostante la pandemia, il solvency ratio delle imprese assicuratrici, a fine 2020, si attestava al 235% del livello minimo, appena il 7% in meno dell’anno precedente. Tutto questo ha convinto la commissione ad affermare che “un rafforzamento dei requisiti di capitale complessivo non è necessario”. E’ necessario piuttosto liberare risorse perché le compagnie europee, i maggiori investitori istituzionali del continente – gestiscono asset per circa 11mila miliardi – possano attivamente partecipare con i loro investimenti alla ripresa economica del continente dopo la pandemia. Come centrare l’obiettivo senza indebolire i presidi prudenziali? Molto, nella strategia dei regolatori comunitari, è affidato al fattore tempo. Nel dettaglio la Commissione, recependo il punto di vista di Eiopa (l’authority europea delle polizze) pensa di inasprire i requisiti patrimoniali per assorbire il rischio di tassi di interesse negativi, largamente sottovalutato nella normativa finora in vigore. Ma questo aggravio sarà attuato progressivamente nell’arco di 5 anni. Fin da subito, invece opererà un alleggerimento del cosiddetto risk margin, con cui viene ponderata la volatilità dei portafogli assicurativi nell’eventualità di una loro cessione a terzi. Le modifiche opereranno con maggiore intensità per i portafogli assicurativi di più lunga durata, soprattutto attraverso una riduzione, dal 6 al 5 per cento, del costo del capitale da applicare alla formula di calcolo. Solo da quella partita la commissione stima che saranno liberati capitali per 50 miliardi in tutta Europa. Per giungere a 90 miliardi, nel breve periodo, considerando per intero tutte le modifiche prospettate da Bruxelles alla disciplina prudenziale.

Certo, non tutti i paesi e rami assicurativi avranno gli stessi benefici ed in questi giorni gli uffici studi di tutte le compagnie sono al lavoro per stimare in che modo le nuove regole impatterebbero sul loro specifico business. Da una prima lettura le compagnie danni potrebbero ricavare benefici più consistenti mentre, sul fronte opposto, i grandi gruppi sono preoccupati per la maggiore complessità/costo in arrivo nell’utilizzare i modelli interni di Solvency (sono soprattutto loro a farne ricorso), in alternativa alla formula standard. Se questi timori si concretizzeranno potrebbero avere un effetto sui processi di consolidamento del settore.

E poi vi sono le modifiche in arrivo sugli investimenti azionari a lungo termine. La Commissione riconosce, alla buonora, che la normativa in vigore di Solvency II ha penalizzato l’esposizione in equity delle compagnie con ratios di capitale assai elevati (39%) ed ha avviato un ripensamento. Gli investimenti azionari a lungo termine potrebbero essere assoggettati ad un requisito inferiore (22%) e tutto ciò potrebbe liberare – stima la commissione – capitali per 10,6 miliardi da utilizzare a sostegno della ripresa economica. Inoltre sono allo studio ulteriori incentivi per favorire gli investimenti in equity nei momenti di caduta dei listini così da contrastare gli effetti prociclici dei mercati. Si vedrà nei prossimi mesi quale sarà il punto di caduta finale di queste riflessioni. Intanto, però, c’è da segnalare una prima inversione di rotta dei regulator.

a cura di Riccardo Sabbatini

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