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Generali e Mediobanca: scenari di Guerra

Marco Contini

Per chi conosce Del Vecchio e Caltagirone la mossa di Mediobanca di prendere in prestito 70 milioni di azioni delle Generali per poter arrivare al 17% dei diritti di voto per la Assemblea del 2022 è più che un affronto, un vero e proprio guanto di sfida che ha innescato, inesorabilmente, una spirale dove solo una parte ne uscirà vincitrice. 

E vincere qui vuol dire prendersi il controllo delle Generali. E il destino delle Generali e del suo futuro prossimo venturo, al di la di quello  che fino ad oggi i giornali hanno scritto è riassunto e ben visibile nelle lapidarie parole del patto di consultazione siglato dalla Delfin e dalle società del Gruppo Caltagirone.

I due azionisti puntano a consultarsi al fine di meglio ponderare i rispettivi autonomi interessi rispetto a 1) una più profittevole ed efficace gestione di Assicurazioni Generali, 2)  improntata alla modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica, al 3) posizionamento strategico dell’impresa, nonché 4) alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile.

Se vogliamo capire il futuro di Generali analizziamo i 4 punti , sintetici ma lapidari che in un colpo solo vogliono far voltare pagina alla attuale gestione della società.

Nessuno contesta la buona gestione dell’attuale Ad che ha si realizzato quanto nei piani industriali era stato previsto , ma quello che si vuol fare è cambiare radicalmente la politica di Mediobanca che , come essa stessa ha dichiarato per giustificare il prestito azionario vede nei dividendi delle Generali la buona parte dei propri utili e quindi mai vorrebbe  che gli stessi venissero utilizzati per altri scopi, come per esempio la crescita per linee esterne (leggasi mega acquisizione con aumento di capitale).

1) Profittevole ed efficace gestione delle Generali 

Se profittevole ad oggi è stata i due azionisti vorrebbero che la profittabilita’ e la gestione della società migliorasse in termini più che considerevoli. Se tocchiamo la gestione e se la stessa non viene considerata idonea serve un nuovo capo azienda ecco perché obiettivo primario del nuovo patto di consultazione è la individuazione di un manager capace di soddisfare questi requisiti e il pensionamento dell’attuale Ad troppo vicino e succube dei dettami di Mediobanca che ovviamente lo difende e lo sta riproponendo per il prossimo mandato. 

Già questo scenario di guerra intestina tra grandi azionisti sta indebolendo tutta la struttura societaria e proprio per questo la secca contrapposizione tra Mediobanca e i due  pattisti non potrà continuar a lungo perché non solo tutto questo non permetterebbe al management di concentrarsi sulla società e la sua gestione ma avremmo un Cda che sarebbe più un campo di battaglia che un luogo dove vengono prese le decisioni strategiche e nella più grande compagnia assicurativa italiana e player primario in Europa questo non è permissibile ne potrà continuare a lungo. 

2) Improntata alla modernizzazione tecnologica 

Questo altro punto tradisce un qualcosa che, ad oggi, a meno di sviste, nessuno ha approfondito, analizzato o capito. Cosa vuol dire modernizzare con la tecnologia le Generali? Aumentare gli investimenti Insurtech? Modernizzare i processi operativi gestionali e amministrativi? O forse far entrare non solo la tecnologia ma anche qualche partner tecnologico, insurtech internazionale all’interno della società? E questo per renderla più velocemente permeabile ad acquisire oltre agli attuali processi insurtech anche una più veloce trasformazione da compagnia tradizionale ad una più marcata cultura Insurtech, aumentandone di conseguenza il valore non solo dimensionale ma anche azionario.

3) Posizionamento strategico dell’impresa

Quando si parla di posizionamento strategico ci si riferisce sicuramente al punto precedente. È tempo che l’innovazione crei davvero valore. Il settore assicurativo sta sperimentando da anni nuovi sistemi, servizi, collaborazioni, iniziative. C’è chi sostiene che già solo il provarci, magari sbagliando, costituisca l’essenza stessa dell’innovazione, ma c’è anche chi si comincia a porre il problema dello sviluppo reale, di riuscire ad aprire nuovi mercati proprio grazie all’innovazione.  Come trasformare uno scenario in perenne evoluzione in un elemento di valore per compagnie e clienti è il grande tema al centro del dibattito assicurativo. La criticità più preoccupante è nel modo in cui è stata usata l’innovazione: da una decina di anni le compagnie stanno soprattutto rendendo più efficienti i propri processi, gestendo sostanzialmente il portafoglio già esistente senza aumentarlo. Così anche Generali. 

Ciò che è mancato, e che invece era essenziale, è stato lo sviluppo del mercato attraverso l’innovazione. Il posizionamento strategico non sarà risolto dall’innovazione tecnologica ma da una revisione completa dell’attuale modello di business: le compagnie dovranno padroneggiare un nuovo paradigma dei processi produttivi, una sorta di costellazione del valore in un cui le varie parti non seguono più un flusso definito ma si integrano per offrire un valore aggiunto al cliente. Questo penso sia quello che i pattisti vogliono portare in Generali e quello che in pratica il mercato tutto sta cercando di avviare.

4) Crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile

Su questo punto emerge la totale spaccatura tra i contendenti. Si deve crescere e non più con operazione casalinghe e di poco valore dimensionale ma serve e si vuole una grandissima operazione internazionale (da qui necessariamente l’aumento di capitale per poterla finanziare) che farebbe si diventare contendibile sempre di più le Generali ma ne aumenterebbe il valore azionario (da qui la grande distanza ad oggi da Axa, Zurich e Allianz) e se ben gestita pur contendibile sarebbe troppo costosa (come non lo è oggi) per poter essere acquistata. Contendibilita’ vuol anche dire non più legata a logiche di patti interni o accordi poco trasparenti, ma una vera e propria public company, trasparente e non opaca. 

Detto questo se uno dei due contendenti non alzerà (poco probabile) bandiera bianca si andrà alla conta delle azioni in Assemblea. Questo nella logica, ma mancano ancora troppi mesi e gli strappi sono ormai troppo violenti e la società subirebbe da questa contrapposizione danni irreparabili oltre a potersi indebolire ed essere a sua volta soggetta a attacchi speculativi esterni.  

Per questo è molto probabile che possa accadere quello che ad oggi nessuno ipotizza o che molti analisti ritengono del tutto improbabile e cioè una forte reazione dei pattisti che se sarà avrà come obiettivo Mediobanca e non Generali.  

Un take over su Generali al di là delle difficoltà ‘ politiche’ della azione costerebbe troppo al momento, mentre più agevole sarebbe una operazione sul capitale di Mediobanca dove con le quote sommate di Del Vecchio e di Caltagirone più di altri potenziali azionisti Mediobanca potrebbe essere conquistata, e controllare Mediobanca vuol dire ad oggi avere in mano Generali.

Non dimentichiamoci che Del Vecchio ha tra i suoi consulenti Jp Morgan e che trovare oggi capitali sul mercato è la cosa più facile del mondo. Quindi passare da Mediobanca per conquistare Generali.

Se questo dovesse avvenire i pattisti avrebbero adottato la strategia del falso scopo, cioè distrarre l’avversario con un potenziale obiettivo (Generali) e andare invece indisturbati a colpire il vero target (Mediobanca) per poi comandare comodamente in Generali e allora si avviare la strategia dei 4 punti sopra visti con un nuovo capo azienda di profilo internazionale.

Se ciò accadrà Generali potrebbe diventare veramente, una volta per tutte, un player internazionale con una dimensionalità che gli permetterà di rilanciare le proprie strategie e il proprio posizionamento non solo in Europa ma nel mondo intero e votata a logiche industriali di crescita e non a logiche di concerto casalingo finalizzato solo ad esercitare un potere locale. 

A cura di Marco Contini

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