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California, un sogno diventato un incubo, anche per gli assicuratori

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Un tempo la California era un sogno. Oggi si è trasformato in un incubo. Se negli anni sessanta quella regione assolata era la meta agognata degli hippy di tutto il mondo ora è divenuto il laboratorio di ciò che il climate change sta producendo nel pianeta. Un incubo, appunto. In questi giorni The Bay Area Council Economic Institute ha appena pubblicato un report su “The true cost of Wildfires”, il vero costo degli incendi. Lo studio ha analizzato l’impressionante progressione degli eventi naturali e le conseguenze sull’ambiente, non soltanto naturale ma anche sociale ed economico. Tutto ha avuto inizio con la maggiore siccità e le più alte temperature. Le piante si sono seccate. Tra il 2010 ed il 2018 qualcosa come 147 milioni di alberi sono morti fornendo un combustibile ideale per innescare gli incendi. E gli incendi sono scoppiati sempre più numerosi. Sono sufficienti pochi dati per comprendere quanto sta accadendo. La media quinquennale del terreno bruciato ha superato il milione di acri nel 2018 e nel 2021 ha raggiunto i 2,1 milioni di acri. Le perdite assicurative che hanno superato i 10 miliardi di dollari nel 2017 e 2018 , nel 2020 sono state stimate tra i 5 ed i 9 miliardi. Soltanto nel 2018 gli incendi in California hanno fatto lievitare i costi della salute per 8,9 miliardi e generato perdite all’intera economia Usa per circa 150 miliardi di dollari.

Che fare? Il report contiene proposte d buon senso per aumentare la resistenza dell’ambiente agli incendi boschivi: creare partnership pubblico-privati per migliorare la capacità di prevenzione, adottare piani di riforestazione, accordare incentivi per costruire le abitazioni in aree a basso rischio d incendio, e comunque, adeguare le normative edilizie ai più elevati standard di sicurezza. E qui entrano in gioco gli assicuratori. Il prezzo delle

coperture assicurative è il termometro dei rischi del pianeta. Dopo simili perdite il costo delle polizze è divenuto proibitivo e soprattutto, la gran parte delle assicurazioni sono scappate dalla California per l’incapacità di prezzare i rischi incombenti. D’altra parte come dargli torto se nel biennio 2017-2018 avevano incassato premi per 15,6 miliardi e pagato sinistri per 29 miliardi. La “fuga”, naturalmente non è piaciuta ai proprietari delle case, ma sicuramente ha fornito loro un incentivo per porre in essere misure di prevenzione dei danni. Un primo effetto c’è stato. Gli incendi del 2020, pur catastrofici in termini di aree andate a fuoco, hanno però causato molti meno danni degli anni precedenti. E così anche le compagnie (non tutte) sono tornate ad offrire le loro coperture, anche per non perdere contatto con un’area che genera ogni anno oltre 9 miliardi di premi assicurativi. Ma c’è un tema che sta dividendo l’industria delle polizze dai consumatori. Le compagnie, che normalmente prezzano i loro rischi sull’esperienza storica dei sinistri, stanno utilizzando sempre più spesso modelli predittivi – guardano più al futuro che al passato – maggiormente in grado di intercettare gli effetti dei trend climatici. Ma i consumatori sono diffidenti. Secondo Ami Bach, direttore di United Policyholders (gruppo di difesa degli assicurati) alcuni modelli potrebbero essere utili ma potrebbero anche essere utilizzati dalle compagnie per esagerare il rischio che affrontano allo scopo di alzare le loro tariffe. Simili differenze d’impostazione appaiono conciliabili. In fondo auspicabili partnership pubblico-privati servono anche a questo, ad allineare interessi divergenti con un appropriato sistema di pesi e contrappesi. Dopotutto se le compagnie cercano l’aiuto pubblico per gestire rischi per loro insostenibili dovrebbero anche accettare di far si che neppure i loro profitti diventino “insostenibili”. Sarebbe un utile esercizio non soltanto in California ma anche dalle nostri parti.

Per tornare allo stato americano volete fare un tuffo nel passato? Smanettate con il Qr-code reader del vostro smartphone sulla figura a fianco per tornare a sentire quegli accordi e quelle parole che tanto facevano sognare. Ma non vi illudete. Oggi anche il cielo della California è divenuto grigio, per lo smog ed il fumo degli incendi.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche https://www.intermediachannel.it/2021/11/22/kramer-contro-kramer-nel-mondo-delle-polizze/

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