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La maggioranza degli italiani ha scarsa conoscenza dei propri diritti digitali

L’Italia è il terzultimo paese UE per consapevolezza secondo un’indagine promossa dalla Commissione UE

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In piena epoca di digitalizzazione la Commissione UE ha voluto vederci chiaro e capire come i cittadini europei vivono questa fase di trasformazione.

Per l’occasione la Commissione ha pubblicato i risultati di un sondaggio realizzato tra ottobre e novembre dall’Eurobarometro, dal quale emerge che gli italiani conoscono poco i loro diritti digitali. Infatti, solo il 39% degli utenti è consapevole del fatto che i diritti come la libertà d’espressione, la privacy e la non discriminazione, dovrebbero essere rispettati anche online, a fronte di una media europea sensibilmente maggiore.

Il dato italiano è il terzultimo. Solo Bulgaria (34%) e Romania (37%) registrano percentuali inferiori. Il confronto con la media UE certifica lo scarso risultato ottenuto dagli italiani. In UE, infatti, circa il 60% degli utenti è consapevole dei propri diritti digitali. Viceversa, chi si è detto non consapevole è il 61% in Italia e il 39% in Europa. “I risultati di questo sondaggio – si legge in una nota della Commissione Ue – permetteranno di elaborare la proposta di dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali”. La Commissione si propone infatti di presentare questa dichiarazione per promuovere “una transizione digitale modellata da valori europei comuni” come parte della sua “bussola digitale” presentata il 9 marzo 2021, stabilendo una visione, gli obiettivi e la via da seguire fino al 2030.

Per quanto riguarda gli altri dati dello studio, otto intervistati italiani su dieci (79%) riconoscono che da qui alla fine del decennio internet diventerà sempre più importante (79%), ma appena un terzo o poco più (36%) prevede benefici dalla trasformazione telematica e una persona su due (49%) non pensa a cambiamenti sostanziali (“ci saranno tanti vantaggi quanti svantaggi”). Nel complesso, il sentimento degli italiani sui “pro” del digitale è tra i più bassi in termini di fiducia. La classifica lo colloca al 21esimo posto per maggiori benefici.

Leggi anche La Commissione Europea pubblica uno studio relativo all’ impatto del software open source sull’economia

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