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La moda dei buyback e il “don’t look up” del mercato assicurativo

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Ultima in ordine di tempo è stata Generali che, nel presentare il suo nuovo piano industriale il 15 dicembre scorso, ha annunciato di aver effettuato un buyback da 500 milioni. E’ stata preceduta, nel marzo 2021, da Japan Post che ha deciso di riacquistare azioni proprie per ben 3,32 miliardi. Poi è stata la volta di Allianz (750 milioni), quindi di Axa (2 miliardi) e Swiss Re (1 miliardo). Le compagnie americane non sono state da meno. Soltanto nel terzo trimestre del 2021 Berkshire Hathaway ha effettuato buyback per $ 7,63 miliardi e AIG per $ 1,06 miliardi. La moda di cancellare i propri titoli ricomprandoli sul mercato ha solidi argomenti. La liquidità nei mercati finanziari non è mai stata così abbondante ed a buon mercato, le compagnie realizzano sostanziosi utili ed hanno cassa da impiegare. I buyback sostengono le loro quotazioni in Borsa per il semplice fatto che gli investitori si aspettano di veder ripartiti i dividendi futuri tra un numero inferiore di azioni.

Appena un anno prima, l’Eiopa (il regulator europeo delle polizze) aveva chiesto alle compagnie di sospendere l’erogazione dei dividendi agli azionisti, e di astenersi dai buyback, temendo le ripercussioni della pandemia sui loro conti. Quelle indicazioni, peraltro applicate parzialmente, non trovavano giustificazione nei solvency ratio delle società che si sono mantenuti solidi in tutto il periodo. E, in verità, non capisce perché il regolatore debba imporre al settore il rispetto di una complicata ed onerosa disciplina prudenziale se poi lui stesso non ne considera attendibili le risultanze. In ogni caso anche l’evidenza successiva ha smentito quelle preoccupazioni. Covid 19, nonostante continui a tormentare il pianeta, non si è finora dimostrato un cataclisma per il mercato assicurativo mondiale. Ha avuto conseguenze negative significative soltanto per quelle compagnie che avevano sottoscritto coperture sull’interruzione dell’attività (business interruption) senza prevedere esclusioni in caso di eventi pandemici. E limitatamente a quei paesi (anglosassoni) dove quelle protezioni erano diffuse tra i piccoli esercenti. Ma quelle perdite sono state largamente compensate dal ramo della Rc auto, dove il loss ratio ha positivamente risentito degli effetti dei lockdown e delle restrizioni imposte da Covid 19. Ed anche nel ramo delle polizze sulla salute dove le maggiori spese per l’emergenza sanitaria sono state controbilanciate dai rinvii delle più costose prestazioni ordinarie. Per quel che se ne sa soltanto in Tailandia diverse imprese assicurative stanno correndo il rischio di fallire a causa di Covid 19. Ma nel resto del mondo la realtà è ben diversa e le compagnie hanno iniziato a restituire ai propri azionisti una parte della cassa che hanno accumulato. In questo modo però, stanno riducendo la loro capacità operativa potenziale, la possibilità di coprire i nuovi rischi. Il mondo, nel frattempo, non è divenuto un posto meno pericoloso, tutt’altro. Semplicemente è meno protetto. La popolarità dei buyback, in fondo, è l’altra faccia della medaglia di un paracadute assicurativo che si sta riducendo. Per necessità o per scelta – tanto per citare un film di successo in queste settimane – anche le compagnie preferiscono “don’t look up”, non guardare in alto al meteorite che si sta pericolosamente avvicinando e che può essere visto come una metafora degli emerging risk del pianeta.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche Il piano di Generali e i suoi azionisti con la memoria corta

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