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Dopo le dimissioni di Caltagirone, le Generali sotto l’attenzione di Consob e Ivass

Lascia anche Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin

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Consob e Ivass fanno sapere di seguire con attenzione i movimenti in casa Generali dopo le dimissioni dal cda della compagnia di Francesco Gaetano Caltagirone e quelle di poche ore fa di Romolo Bardin. Infatti, in prima mattinata un comunicato di Generali informa che “il consigliere di amministrazione Romolo Bardin, consigliere indipendente e membro dei Comitati per le Nomine e la Remunerazione; per gli Investimenti; per le Operazioni strategiche; per le Operazioni con Parti Correlate, ha comunicato le proprie dimissioni dal Consiglio. Il consigliere Bardin ha motivato le proprie dimissioni riferendosi alle modalità operative e ad alcune scelte del Consiglio e dei Comitati a cui partecipa, con particolare riguardo anche al processo di formazione della lista del cda”.

Romolo Bardin è amministratore delegato della Delfin di Leonardo Del Vecchio, società parte del Patto Parasociale. Il presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri di Genola, ha dichiarato: “Esprimo rammarico per la decisione assunta dal dott. Bardin. Voglio ribadire, anche in questa occasione, che la società ha sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, nell’interesse di tutti gli stakeholder. Principi, questi, a cui confermo ci si è sempre attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione”.

Intanto, sale l’attesa del board in agenda per domani e chiamato a una prima scrematura sui nomi dei possibili candidati che dovranno poi andare a comporre la “lista del cda” da presentare all’assemblea del 29 aprile. Secondo i tempi della tabella di marcia, entro metà febbraio va definita una prima short list di nominativi per arrivare poi a presentare la lista definitiva dei consiglieri entro la metà del mese di marzo. L’idea di base sarebbe di dare ampio spazio agli indipendenti, con un buona presenza femminile e mantenere una certa continuità con il board uscente

Uscendo dal vertice della compagnia, l’imprenditore romano potrà continuare a rastrellare azioni nelle prossime tre settimane, svincolato dagli obblighi di comunicazione dei cosiddetti internal dealing, per tentare il sorpasso del fronte pattista (Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt con il 16% circa del capitale) su Mediobanca che oggi ha in mano il 17,2% del Leone (12,8% di proprietà, 4,4% in prestito).

Allo stesso tempo, anche il Patto andrà a definire una lista e un piano industriale alternativo a quello presentato il 15 dicembre scorso da Philippe Donnet, il Ceo che corre per un terzo mandato. Se le linee guida del piano industriale sono chiare (risparmio gestito, M&A, aree geografiche chiave, nuova governance, IT, area finanza), i pattisti devono ora scendere nei dettagli per definire un’architettura alternativa, anche con il supporto di consulenti di primo piano.

Non resta che aspettare le prossime mosse in riva al golfo di Trieste, mentre se c’è una cosa certa è che Generali non lascerà cadere nel vuoto le accuse contenute nella dura lettera di dimissioni di Caltagirone.

Leggi anche Caltagirone si dimette da vicepresidente di Generali

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