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Il mondo dell’Insurtech europeo non parla italiano

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Il mondo dell’insurtech non parla italiano, o meglio attira capitali prevalentemente all’estero. E’ stato appena pubblicato sul sito tech.eu un bilancio sull’andamento delle insurtech in Europa nel 2021 redatto da Florian Graillot, cofondatore del fondo di investimento nel settore assicurativo astorya.vc. Ebbene l’anno appena trascorso è stato assai dinamico, addirittura da primato, con € 2,5 miliardi investiti (attraverso 93 operazioni) nelle start up tecnologiche nate nel mondo delle polizze, quasi due volte più di quanto è accaduto nell’intero biennio 2019-2020. Gli investitori istituzionali, quasi sempre operatori di private equity, stanno insomma mostrando un crescente interesse per le iniziative tecnologiche e le sostengono con significativi investimenti. Il club degli unicorni, come vengono definite le imprese che superano il valore di un miliardo di dollari, sta acquisendo nuovi soci nel mondo dell’insurtech europeo.

Qualche nome? La tedesca Wefox che ha ricevuto $ 919milioni di finanziamenti nel 2021. Il suo modello di business combina prodotti centralizzati (Rc auto, previdenza, assistenza sanitaria) con grande uso di algoritmi e distribuzione attraverso agenti nazionali. In Italia distribuisce i suoi prodotti il broker Mansutti che è anche entrato nel suo capitale. C’è l’inglese Zego – $202 milioni raccolti nel 2021 – nata per offrire coperture Rc auto per chi consegna cibo a domicilio e che ora ha espanso la sua attività alle flotte aziendali. O la francese Shift Technology – finanziamenti per $320 milioni nel 2021 – che frutta l’intelligenza artificiale per salvaguardare le compagnie assicurative dal rischio di possibili frodi.

Ebbene questo mondo in piena attività sta crescendo nei principali paesi europei, ma non in Italia. Gli investimenti affluiti nelle insurtech europee nel 2021 hanno privilegiato soprattutto l’Inghilterra (€ 882 milioni) , la Germania ( € 749 milioni) e la Francia (€ 601). Negli altri paesi, tra cui il nostro, sono andate le briciole, per un totale di € 235 milioni.

Nell’articolo di Graillot troviamo altri spunti interessanti. I fondi di private equity stanno premiando soprattutto iniziative nate nel settore della distribuzione assicurativa dove si rivolge ben il 59% dei finanziamenti totali. Un trend in crescita riguarda la nascita di Managing General Agent (MGA) – in Italia la più conosciuta è Prima assicurazioni – agenzie che collocano polizze di compagnie ma che si presentano al pubblico come imprese assicurative vere e proprie. Le insurtech prendono la forma di una MGA prima di spiccare il balzo chiedendo una licenza assicurativa. Lo ha fatto Zago e più recentemente Hedvig or Getsafe.

Quanto ai singoli rami assicurativi il settore danni ottiene il maggiore gradimento (40% degli investimenti) mentre al fanalino di coda c’è il ramo salute (7%) il che rappresenta un sorpresa perché la pandemia avrebbe dovuto favorire la nascita e il finanziamento di insurtech specializzate nella telemedicina e nell’uso della tecnologia applicata alle prestazioni sanitarie.

Fin qui i dati, che appunto, sottolineano una marcata arretratezza del nostro paese nel contesto continentale. L’importanza dell’insurtech è nel fatto che le nuove start up si collocano nei segmenti più promettenti della catena del valore assicurativo e in prospettiva sono suscettibili di erodere i profitti delle compagnie tradizionali che non sono in grado di reggere un confronto tecnologico sempre più agguerrito. Quelle iniziative sono naturalmente in grado di fermentare il tessuto economico del paese in cui vedono la luce. Ma gli altri paesi, come l’Italia, rischiano di rappresentare unicamente un territorio di conquista.

Per il 2022 il mondo dell’insurtech europeo dovrebbe evolvere – è un’altra conclusione dello studio – verso le nuove frontiere della cosiddetta embedded insurance, cioè delle coperture assicurative incorporate in altri servizi. E’ il caso delle polizze viaggio incluse negli affitti di Airbnb. Oppure, più semplicemente, della polizza sky venduta negli impianti di risalita. Anche questa è una sfida per le compagnie tradizionali perché in qualche misura l’assicurazione diviene il “sottoprodotto” di qualcos’altro. I player assicurativi replicano allargando la loro offerta a servizi che non hanno uno specifico contenuto assicurativo, entrando così in competizione con operatori di altri settori. Ciò che importa, a ben vedere, è chi diventerà il pivot nei nuovi modelli di business. In fondo è una battaglia per l’egemonia che si rinnova nel nuovo mondo digitale.

a cura di Riccardo Sabbatini

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