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Riforma Ivass sulle polizze vita: regole italiane anche per compagnie estere o estero vestite

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Le compagnie estere o esterovestite dovranno adattarsi alle regole italiane quando vendono polizze unit linked nella penisola. È una delle principali novità del progetto di riforma delle polizze vita che l’Ivass, il regulator del settore, ha posto in consultazione in queste giorni. La stretta normativa intende livellare il terreno di gioco tra operatori italiani e esteri quando competono sullo stesso mercato. Gli operatori esteri comunitari possono contare sul “home country control” (cioè sulle loro regole locali) quando collocano polizze al di fuori dei loro confini ma l’Ivass intende far valere il diritto a intervenire per la tutela dei consumatori, sancito da Solvency II e recepito nel testo unico delle assicurazioni. Negli anni molte compagnie italiane hanno aperto in Irlanda fabbriche prodotto potendo contare su regole più flessibili. Per non parlare delle compagnie lussemburghesi che esportano i loro prodotti nella penisola alimentando un mercato assicurativo private (per ricchi investitori) in piena crescita. Ora saranno tutti obbligati a rispettare la medesima normative. Anche, ad esempio, in tema di commissioni di performance dove peraltro l’Ivass annuncia una stretta seguendo le indicazioni che vengono dall’Esma (authority europea dei mercati finanziari).

Con la riforma l’Ivass si propone soprattutto di incrementare la componente assicurativa delle unit attraverso una maggiore copertura dei rischi democratici. Per il momento la commissione non ha indicato soglie quantitative suggerendo tre strade: quella di una percentuale di garanzia del rischio di premorienza rispetto ai premi versati, di una maggiorazione del controvalore maturato dell’investimento o di un’integrazione tra le due modalità. Prima di definire le soluzioni finali si aspetta di conoscere le risposte che verranno dalla consultazione.

Un altro caposaldo del progetto di riforma dell’Ivass riguarda la modifica dei limiti agli investimenti delle unit che vanno nella direzione, sacrosanta, di allineare il più possibile la cornice normativa delle assicurazioni a quella in vigore per i fondi comuni, prodotti finanziari sostanzialmente analoghi. Ma c’è però una differenza, non sormontabile dall’Ivass, e che non riguarda gli investimenti quanto, piuttosto, la profilazione dei clienti. Nel mondo Mifid – regola gli investimenti finanziari con l’eccezione delle polizze – gli investitori sono suddivisi tra clienti al dettaglio e gli investitori professionali. Solo quest’ultimi possono accedere liberamente a forme di investimento più complesse e rischiose. Tra l’altro è in pieno corso una discussione sull’opportunità – è stata apertamente ventilata in un recente convegno promosso del Mef – di istituire una categoria intermedia di investitori con una taglia adatta al mondo del wealth management. Nel mondo delle assicurazioni, invece, manca una qualsiasi segmentazione delle clientela, ciò che ha costretto l’Ivass a tarare le sue proposte sui limiti di investimento sulle esigenze dei consumatori più deboli, quelli retail. Se, viceversa si giungesse ad una segmentazione della clientela anche nel mondo delle polizze potrebbero essere più facilmente intercettate le esigenze del segmento private, in piena espansione come in precedenza accennato.

La riforma dell’Ivass non riguarda soltanto il mondo delle “Unit” ma anche quello delle polizze di ramo I, dei cosiddetti prodotti garantiti. Tra le novità annunciate dal regolatore su questo fronte c’è l’allargamento alla platea delle gestioni separate in essere della possibilità di spalmare nel tempo le plusvalenze accumulate, opzione finora permessa soltanto sulle casse di nuova costituzione. I gestori potranno procedere in questa direzione solo a fronte di un’esplicita adesione dei sottoscrittori interessati. La stessa gestione separata verrà dunque divisa in due, separando gli asset con il metodo proporzionale, tra chi aderisce e chi non aderisce allo “spalma-utili”. Per la verità la scissione, nel documento Ivass, è considerata solo come una soluzione “eventuale” ma non è chiaro come diversamente la distinzione degli assicurati in due classi potrebbe essere realizzata. Peraltro lo stesso istituto non considera comunque fattibile la scissione per le polizze multiramo (dove si concentra attualmente buona parte del mercato vita). E dunque occorrerebbe vedere, alla fine, quale sarebbe l’effetto di tanto parlare.

Leggi anche Ivass: crescita della raccolta premi vita e danni al terzo trimestre 2021

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