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Vertenza Verti. La compagnia replica ai sindacati

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Dopo la presa di posizione delle segreterie nazionali dei sindacati Fisac Cgil, First Cisl, Fna e Uilca sulla vertenza che si trascina da mesi in casa Verti, con i lavoratori preoccupati dal piano di ristrutturazione messo in cantiere dalla compagnia diretta del gruppo Mapfre, la compagnia esprime il proprio rammarico, attraverso una nota, “per non aver trovato l’accordo con le RSA e con le rappresentanze sindacali nazionali dopo quattro mesi di confronto, rendendo vano il lavoro per arrivare all’adozione di misure condivise di gestione delle eccedenze di personale. Come sempre sottolineato durante i diversi incontri che si sono susseguiti in questi mesi, l’obiettivo di Verti è quello di limitare al minimo l’impatto sociale di questa importante ristrutturazione aziendale che consentirà alla compagnia di continuare a investire sul mercato italiano”.

Verti conferma il piano di riorganizzazione e le eccedenze di personale, ma spiega di aver messo a disposizione dei dipendenti “un piano di incentivazione economica all’esodo su base volontaria per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, articolato in diverse misure che vanno dall’incentivo puramente economico con una media di 28 mensilità fino ad un massimo di 33, all’incentivo alla ricollocazione presso altre aziende e all’accompagnamento all’outplacement con il supporto di una primaria società del settore”.

Verti auspica di trovare nel più breve tempo possibile la massima adesione da parte dei lavoratori. Inoltre, spiega che la revisione del modello organizzativo e di business ha ragioni strutturali. Insomma, serve adeguarsi alle nuove esigenze per affrontare l’evoluzione del mercato.

Concretamente, “si rende necessario – spiega Verti – innovare la propria organizzazione aumentando il ricorso a strumenti tecnologici in grado di offrire la più efficiente e meno costosa assistenza al cliente; proseguire ed accelerare i processi di automazione e digitalizzazione; esternalizzare le attività la cui gestione in-house da parte della Compagnia non è più sostenibile. Inoltre, il mercato della vendita diretta vede un calo sensibile dei prezzi dei prodotti (-24% la variazione del premio medio RC negli ultimi 7 anni, 2021 vs. 2014, dati Ivass), un drastico taglio dei costi fissi di gestione ottenuto mediante l’adozione di modelli organizzativi più flessibili e l’utilizzo delle tecnologie disponibili”. Questa riorganizzazione permetterà, secondo la compagnia, “di mirare a quell’efficientamento capace di salvaguardarne la competitività e, in prospettiva, creare le condizioni idonee per continuare con la crescita del business”.

Leggi anche Verti: non si sblocca la vertenza e i lavoratori chiedono l’intervento di Ivass

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