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LTC: una proposta interessante che fa discutere

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Nella sanità gli italiani spendono ogni anno di tasca loro (out of pocket) oltre 40 miliardi di euro. Soldi che potrebbero essere meglio spesi se, invece di accedere singolarmente alle prestazioni, in nostri concittadini decidessero di servirsi di intermediari professionali, un fondo sanitario o una compagnia di assicurazione. E’ una considerazione che vale anche per le cure di cui, in una società che invecchia, hanno crescente bisogno gli anziani. Già attualmente sono 3,1 milioni di persone che nel belpaese convivono con un’invalidità di cui 1,3 milioni non autosufficienti. Sono i numeri di “una catastrofe naturale a livello familiare”. L’ha così definita il consigliere dell’Ivass Riccardo Cesari che in un recente convegno ha lanciato la classica “pietra nello stagno” proponendo uno schema assicurativo per la long term care (LTC). O meglio, ha stimato il costo della mancata autosufficienza che oggi grava su stato (18 miliardi l’anno) e famiglie (15 miliardi) e l’ha confrontato con l’onere di una copertura assicurativa globale LTC stimati in una ricerca nata in ambito assicurativo. Mettere gli italiani in protezione dal rischio di mancata autosufficienza – hanno calcolato Luigi Di Falco (responsabile del settore vita dell’Ania) e Paolo De Angelis (attuario) – costerebbe nel complesso 24 miliardi.

Fatti i conti il risparmi per il sistema ottenibili intermediando questo importante segmento della spesa sanitaria sarebbero ingenti e pari – ha detto Cesari – a circa 9 miliardi al lordo di costi di gestione, caricamenti e provvigioni. Lo schema sarebbe assicurativo ma lo stato potrebbe partecipare al suo finanziamento con le risorse che già oggi impegna su questo fronte consentendo così alle famiglie di incamerare per intero i benefici della maggiore efficienza.

Da dove potrebbero venire i maggiori risparmi? Su questo gli esperti concordano. L’utilizzo della telemedicina, fortemente incentivato nel corso della pandemia (soprattutto all’estero), potrebbe ridurre i ricoveri in ospedale e consentire agli anziani di vivere nelle proprie abitazioni con tutte le cure di cui hanno bisogno. L’industria assicurativa mondiale è in movimento. Soltanto nell’ultima settimana United Health, grande compagnia di prestazioni sanitarie Usa, ha acquistato per $6 miliardi LHC tra i player più attivi nell’assistenza a domicilio. E la compagnia cinese Ping An, probabilmente l’impresa assicurativa più smart del pianeta, ha lanciato recentemente un servizio di assistenza domiciliare per anziani. Lo schema affronta i principali punti dolenti dell’assistenza agli anziani a casa. Esso mette a disposizione dei clienti una sorta di portiere d’albergo dedicato, 10 scenari di servizio e un unico sistema di supervisione attivo on line 24 ore su 24. Il cuore del modello è un sistema telematico di valutazione del rischio che collega i dispositivi di monitoraggio della salute con la piattaforma concierge. Il servizio si affida al team medico di Ping An Good Doctor, composto da circa 2.000 medici, che sono sempre disponibili per fornire diagnosi e trattamenti medici a distanza.

Chi potrebbe creare una simile architettura in Italia? Da oltre vent’anni politici indolenti e lobbisti di professione impediscono una riforma della sanità che ripartisca in modo razionale, com’è stato fatto in tutti i paesi avanzati, i compiti che spettano allo stato e quelli che vanno invece affidati alla sanità integrativa privata. La confusione di ruoli impedisce le scelte migliori. Benché nel corso della pandemia le esperienze più interessanti di telemedicina siano venute dalle compagnie di assicurazione, lo stato con gli investimenti del PNRR ha ribadito la sua egemonia. Su investimenti per circa 20 miliardi nella sanità, una quota significativa va appunto a finanziare progetti pubblici di telemedicina. C’è il rischio di duplicazioni di spesa in un paese già povero di risorse. Ma, forse, non tutto il male viene per nuocere. Lo schema immaginato da Cesari è assicurativo ma nulla impedisce che il gestore (una compagnia o un fondo sanitario) utilizzi, in relazione al proprio target di clientela, i provider pubblici o privati che ritiene più efficienti per i propri servizi, in concorrenza tra loro. E vinca il migliore.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche Cesari: risparmi fino a 9 milioni di euro con le polizze long term care

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