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Tribunale di Torino: dentista morto di Covid, sì all’indennizzo della polizza infortuni

Secondo il giudice di merito, anche l’infezione da SARS-CoV–2 va considerata, in assenza di specifica esclusione contrattuale, evento inquadrabile quale infortunio coperto dalla polizza e, come tale, tecnicamente indennizzabile

È una sentenza importante quella del Tribunale di Torino (sentenza del 19 gennaio 2022, n. 184) in merito alla morte di Ivano Garzena, dentista italiano deceduto a causa di una insufficienza respiratoria da infezione SARS-CoV-2.

Garzena aveva a suo tempo sottoscritto una polizza infortuni che prevedeva un indennizzo agli eredi di centomila euro in caso di decesso.

La sentenza del Tribunale di Torino condanna la Compagnia convenuta al versamento, a titolo di indennizzo, delle somme assicurate da contratto per il caso di morte conseguita ad infortunio. In particolare, secondo il giudice di merito, anche l’infezione da SARS-CoV–2 va considerata, in assenza di specifica esclusione contrattuale, evento inquadrabile quale infortunio coperto dalla polizza e, come tale, tecnicamente indennizzabile.

Nel gennaio 2019 il medico dentista in regime di libera professione, sottoscriveva una polizza infortuni. Secondo le condizioni generali di contratto, l’infortunio veniva identificato in ogni tipo di evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che producesse lesioni fisiche oggettivamente constatabili, le quali avessero per conseguenza la morte, una invalidità permanente o una inabilità temporanea.

Per quanto riguarda il caso morte, la somma assicurata era di centomila euro.

Secondo quanto previsto dal contratto, in caso di morte nell’arco dei due anni seguenti il giorno dell’infortunio, la Compagnia avrebbe dovuto corrispondere la somma assicurata ai beneficiari designati. Purtroppo, il 24 marzo 2020 l’uomo contraeva una infezione da coronavirus e decedeva in ospedale, a causa di una grave insufficienza respiratoria da SARS-CoV-2.

La moglie dell’uomo, erede al pari del figlio minore, richiesero la somma prevista ritenendo la morte del dentista, conseguente a un infortunio verificatosi per causa fortuita, violenta ed esterna, proprio come previsto nelle condizioni generali di contratto. Tuttavia, la donna si vide negare l’indennizzo in quanto, secondo la Compagnia, l’evento denunciato non rientrava nella definizione contrattualmente indennizzabile ai sensi delle condizioni generali di assicurazione.

Dopo vari solleciti e alcuni tentativi di mediazione andati a vuoto, alla donna non restava che rivolgersi al Tribunale che, con sentenza di primo grado, ha riconosciuto le sue ragioni.

La vicenda non è da ritenersi chiusa, considerato che la compagnia di assicurazioni ha già fatto appello, ma tra le numerose cause finora intentate sul tema degli indennizzi legati alla pandemia, la sentenza del tribunale di Torino è il primo a dare ragione all’assicurato.

La tesi della famiglia del dentista si fondava sul fatto che l’Inail riconosce come infortunio sul lavoro le infezioni da Covid contratte da sanitari che lavorano in ambulatori e ospedali pubblici, in quanto il luogo di lavoro costituisce in sé la principale fonte di esposizione al coronavirus.

Quindi, lo stesso principio avrebbe dovuto essere applicato anche al dentista, malgrado non fosse tutelato dall’Inail in quanto lavoratore autonomo, ma che aveva comunque sottoscritto una polizza infortuni.

Ciò che però ha influito sulla decisione del giudice non è stata tanto la tesi dei familiari del dentista, quanto il contratto di polizza che non escludeva in maniera esplicita le infezioni (virali o batteriche, come invece in alcuni periodi storici era stato fatto per esempio per l’Hiv). Inoltre, “non è documentata la compresenza di condizioni patologiche preesistenti all’evento infettivo”, che avrebbero potuto legare il decesso ad altre malattie.

La sentenza dei giudice del Tribunale di Torino non mostra dubbi sul fatto che l’infezione abbia le caratteristiche tipiche dell’infortunio, “giudicando inquadrabile l’infezione da SARS-CoV-2 contratta dalla vittima alla stregua di un infortunio tecnicamente indennizzabile ai sensi delle condizioni generali di assicurazione Infortuni contenute nella polizza sottoscritta dal libero professionista”.

Siamo inoltre davanti a una causa “violenta, perché non occorre un contatto dilatato nel tempo”, “esterna perché estranea al corpo umano e assolutamente non volontaria visto che il soggetto si è venuto a trovare in siffatta condizione senza sapere in modo alcuno di cosa si trattasse e senza neppure avere la più pallida idea di possibili comportamenti idonei a prevenire l’infezione, tanto più se si tiene conto che quando l’assicurato ha contratto la malattia in Italia si era scoperto da poco che la pandemia circolava con tale prepotenza anche nel nostro Paese”.

                                                                        A cura di Vincenzo Giudice

Leggi anche Regione Lombardia: causa civile intentata dai parenti delle vittime del covid

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