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USA: i big del capitalismo aiuteranno le donne ad abortire in polemica con la corte suprema

Le prese di posizione di molte grandi corporation dopo la dedizione del maggiore organo giurisdizionale che negato all’aborto lo status di diritto costituzionalmente garantito

Circa metà degli stati americani dovrebbero approvare legislazioni antiabortiste aumentando il mosaico di normative e situazioni di fatto già esistente finora

Le donne nere saranno maggiormente discriminate dalla decisione dell’alta corte

I grandi nomi del capitalismo Usa si sono schierati contro la sentenza della Corte suprema che eliminato l’accesso all’aborto un diritto costituzionalmente tutelato. Giganti come Apple, Facebook, Microsoft, Jp Morgan, Goldman Sachs, Disney subito dopo la sentenza sono scesi in campo per affermare il loro aiuto concreto alle donne che intendono abortire. Come? Contribuendo alle spese di trasporto dei dipendenti che intendono esercitare il loro diritto all’aborto negli stati (California, Washington e Oregon per citarne alcuni ) che considerano legale l’interruzione volontaria della gravidanza. Gli aiuti possono arrivare anche a 4mila dollari e possono essere inseriti dei piani sanitari aziendali con cui normalmente le famiglie Usa coprono le esigenze di assistenza sanitaria. Ne hanno dato notizia molti articoli comparsi in questi giorni sulla stampa Usa – tra i tanti un servizio trasmesso dalla CNN – e una simile reazione fa riflettere sui cambiamenti che negli ultimi anni hanno interessato le grandi corporation statunitensi. Alle prese con i problemi ambientali, sociali e di governance (i temi che hanno dato origine all’acronimo ESG) le imprese sono ormai coinvolte direttamente nei problemi dei loro dipendenti anche al di là del lavoro, disegnano piani di benefits a favore del personale, sono impegnate a promuovere la parità di genere e molte di loro anche a rimuovere ostacoli a dipendenti gay o trans. Insomma sono sempre più attive nel sociale anche se oggi per la prima volta, con l’aborto, quest’allargamento della propria operatività potrebbe portarle a scontrarsi con la politica – il partito repubblicani che ha sostenuto la decisione della Supreme Court – o con leggi approvate nei parlamenti statali. Non è un caso che Facebook ha invitato i propri dipendenti a non parlare di questi temi nelle loro mail aziendali. “I benefit iniziano improvvisamente a diventare molto politici e questo costringe i datori di lavoro a prendere posizione”, ha dichiarato sul Wall Street Journal Michael Turpin, vicepresidente esecutivo della compagnia di assicurazioni e brokeraggio assicurativo USI Holding. “I datori di lavoro – è sempre il WSJ a parlare – saranno probabilmente attenti a come comunicano i loro piani e a come progettano qualsiasi nuovo benefit di viaggio. Dovranno affrontare diversi problemi, tra cui il fatto che un’indennità di viaggio generosa potrebbe risultare in un reddito imponibile per i pazienti”. Sul fronte opposto però gli imprenditori sono anche preoccupati di perdere talenti che, in un mercato del lavoro fluido come quello statunitense, possono essere tentati di trasferirsi in uno stato più liberal.

Secondo un‘indagine condotta dal consulente previdenziale Mercer LLC – ne riferisce il WSJ – i datori di lavoro con almeno 20.000 dipendenti sono i più propensi a fornire un’indennità di viaggio e alloggio ai dipendenti che si recano in viaggio per abortire. Quest’ultimi se ne avvantaggeranno ma certamente – è un aspetto che i giornali Usa non affrontano – a spese della loro privacy.

I principali assicuratori che gestiscono le prestazioni sanitarie per i grandi datori di lavoro, tra cui UnitedHealth Group Inc., UnitedHealthcare, Cigna Corp. e CVS Health Corp., Aetna, hanno confermato ai clienti autoassicurati la possibilità di agevolare le offerte di viaggio. Cigna e CVS hanno dichiarato che stanno cercando di soddisfare le esigenze di copertura dei loro clienti. UnitedHealth Group ha dichiarato di continuare a impegnarsi per aiutare i soci e i pazienti ad accedere ai propri benefit e servizi.

Comunque sia, la decisione della Suprema Corte ha reso la disciplina sull’interruzione della gravidanza un mosaico ancora più frammentato di quello che caratterizzava gli Usa ancora prima che i giudici firmassero la loro discussa sentenza. Già attualmente molti stati pongono forti limitazioni all’esercizio dell’aborto. Un caso limite è il Missouri dove – ha riferito il Washington Post – una legge introdotta recentemente impedisce l’interruzione della maternità anche in caso di gravidanza extrauterina, un’eventualità che può mettere a serio rischio la vita della madre. Anche i sistemi di assistenza pubblica non hanno garantito il pieno esercizio di quello che, fino a qualche giorno fa, era un diritto costituzionale. I piani Medicaid (il sistema sanitario pubblico per i non abbienti) di molti Stati limitano fortemente la copertura dell’aborto, mentre i programmi federali come Medicare (il sistema pubblico du assistenza per gli over 65 e le loro famiglie) lo pagano in circostanze molto limitate. Poi, come in Italia del resto, vi sono le obiezioni di coscienza. In California, stato abortista, nel 40% delle contee non c’è alcuna clinica che fornisce il servizio e nel profondo sud, in Mississippi, ce n’è soltanto una. Gli stati del sud, i più antiabortisti, sono anche quelli con una percentuale maggiore di popolazione nera che nelle statistiche ha il triste primato del maggior numero di interruzioni della gravidanza. La conclusione del Washington Post è drastica: saranno le donne di colore a pagare il prezzo maggiore per la decisione dei giudici della Suprema Corte e già è prevedibile un aumento della mortalità tra le madri nere in maternità.

Quanto al futuro i giornali statunitensi si aspettano che circa la metà degli stati Usa approveranno leggi anti aborto. Poi, certo, occorrerà vedere come verranno applicate. Nel 2020 un aborto tradizionale costava in media $575 ma negli ultimi anni è divenuto più diffuso l’aborto farmacologico il cui costo è simile ($ 560). Le medicine per abortire – un regime di due pillole di mifepristone e misoprostolo – sono state approvate dalla Food and Drug Administration, a  livello  federale, e per gli stati anti aborto sarebbe arduo impedirne la vendita per posta attraverso servizi di telemedicina. Insomma la battaglia è tutt’altro che conclusa e sarà probabilmente uno dei principali argomenti in discussione tra i due schieramenti politici che si fronteggeranno a novembre nelle elezioni di metà mandato. Joe  Biden, che pure non è mai stato un grande fautore dell’aborto, ne ha già fatto il suo vessillo per la prossima campagna elettorale.

Leggi anche USA: bocciato obbligo di test gratuiti per il covid imposto alle assicurazioni

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