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Tecnologie e capitale umano le leve del rilancio della filiera di componentistica auto

Le aziende rivelano un significativo ottimismo nella resilienza della filiera nazionale: quasi la metà (43%) si dichiara fiduciosa, rispetto a una netta minoranza (16%) che esprime invece un outlook negativo

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Presentata la ricerca “Automotive Suppliers Survey 2022” condotta da Deloitte con il contributo scientifico del Politecnico di Milano e il supporto dell’ANFIA, Associazione Nazionale della Filiera Italiana Automotive, che si pone l’obiettivo di delineare il sentiment e la percezione delle imprese italiane di componentistica sulle prospettive di ripresa della filiera automotive.

Le aziende rivelano un significativo ottimismo nella resilienza della filiera nazionale: quasi la metà (43%) si dichiara fiduciosa, rispetto a una netta minoranza (16%) che esprime invece un outlook negativo.

Considerate fondamentali per il rilancio della filiera la capacità di sfruttare l’automazione e le nuove tecnologie di processo (67%) oltre alla capacità di integrare le nuove tecnologie con quelle esistenti (60%).

Altrettanto centrale il ruolo delle istituzioni nazionali (es. MISE) e sovra-nazionali (es. Commissione EU), date le priorità di intervento identificate dal cluster come l’alleggerimento degli oneri fiscali (basilare per il 71%), seguito dal potenziamento degli incentivi all’adozione di tecnologie innovative (69%) e da una semplificazione burocratica che favorisca anche gli investimenti esteri in Italia (66%)

Nuove sfide in uno scenario in costante evoluzione

I molteplici shock dello scenario internazionale hanno amplificato i potenziali fattori di criticità, delineando un quadro destinato a diventare più complesso e interdipendente a livello sia globale sia cross-settoriale.

Le sfide sono molteplici e interconnesse, ma al tempo stesso l’industria Automotive può sfruttare un’occasione di rilancio senza precedenti anche grazie ai fondi PNRR e NGEU. La filiera italiana è dunque chiamata riconquistare un ruolo da protagonista tramite un approccio strategico basato su una logica di stretta collaborazione fra i diversi player della value-chain e su una prospettiva di crescita di lungo periodo”, prosegue nell’analisi Franco Orsogna, partner di Deloitte Italia.

La quasi totalità delle imprese (92%) concorda nel porre al primo posto fra le preoccupazioni l’aumento dei costi di produzione, ma in prospettiva futura risultano prioritarie anche le sfide della sostenibilità e dell’economia circolare (55%), l’aumento dei costi di trasporto e della logistica (50%).

Sul fronte tecnologico preoccupa il passaggio verso un’elettrificazione completa del powertrain dei veicoli (64%), destinato a causare una progressiva contrazione dei volumi di vendita di componenti relativi ai tradizionali motori benzina/diesel (57%).

Infine, viene identificato il rischio derivante dalle dinamiche geopolitiche a livello globale che potrebbe nuovamente indurre misure restrittive e protezionistiche (66%). Anche la dinamica nazionale rende sensibile il settore a causa dell’incertezza potenziale del quadro politico-istituzionale (52%).

Le priorità gestionali delle imprese

Dalla survey emerge un’ampia eterogeneità di sfide e priorità gestionali: più della metà delle imprese (53%) include ben 7 categorie diverse, a conferma dell’elevata complessità e interconnessione delle variabili in gioco nel contesto di mercato.

La sfida maggiormente citata fa riferimento allo sviluppo del capitale umano e di nuove competenze (77%), un aspetto che implica inevitabili investimenti e cambiamenti nella struttura organizzativa.

“Per affrontare con successo il cambiamento in atto, occorre dunque puntare sugli elementi distintivi e sui fattori di eccellenza del Made in Italy, a partire dallo sviluppo del capitale umano, del patrimonio di competenze e dei talenti. Inoltre, per mantenere competitività su mercati di scala globale, le imprese dovranno moltiplicare il proprio valore potenziale tramite nuove partnership e alleanze strategiche ad ampio raggio per mettere a fattor comune risorse e know-how ad alto valore aggiunto”, sostiene Orsogna.

Le tensioni geopolitiche e la disruption delle supply-chain internazionali contribuiscono poi a posizionare al 2° posto fra le priorità gestionali l’aumento del costo di materiali, input e sub-componenti essenziali (70%), con un impatto diretto sui servizi logistici e sulle attività produttive.

Il rilancio post-Covid

Nel complesso, dalle risposte raccolte emerge un significativo ottimismo sulle prospettive di rilancio post-Covid, come conferma l’evidenza che circa la metà delle imprese (49%) considera di trovarsi già in una “fase di rilancio” caratterizzata dal completo superamento della crisi pandemica e dall’attuazione di un piano strategico volto a rafforzare ulteriormente la capacità di resilienza futura.

Ciò nonostante, il 51% delle imprese riconosce di non essere ancora riuscita a tornare pienamente ai livelli pre-Covid, di queste un terzo (33%) però dichiara di aver lasciato alle spalle la fase emergenziale. In generale soltanto una quota molto marginale di intervistati prevede che i volumi di vendita (7%) e il fatturato (6%) non torneranno ai livelli pre-crisi prima del 2024.

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