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Micropolizze frenate dagli eccessi della regolamentazione

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Perché dobbiamo continuare a farci del male? Molti italiani, alle prese con i viaggi della villeggiatura hanno iniziato finalmente ad utilizzare gli strumenti assicurativi di protezione. E così, quando devono partire in aereo, spesso acquistano una polizza che copre il rischio di annullamento del viaggio per riavere indietro il costo del biglietto se, ammalandosi, non riuscissero a prendere l’aereo. La nuova ondata di contagi da Covid 19 rende quel rischio non così raro e con poche decine di euro passa la paura. Ma al momento di fare il loro ingresso in un agenzia assicurativa, o di consultarla via internet, vengono letteralmente seppelliti da scartoffie. Ci sono le informazioni sull’intermediario che distribuisce la polizza (4 pagine nel caso che abbiamo potuto visionare) 2 pagine della scheda cliente a fini della privacy, le note informative sul prodotto (13 pagine) , il documento informativo precontrattuale (DIP) , anch’esso di due pagine e, finalmente, il contratto assicurativo vero e proprio. In tutto sono 25 pagine da leggere e dove apporre molte firme per una polizza che costa 30-40 euro. E’ utile tutto ciò? Va nell’interesse dei clienti? E’ chiaro che no. Sarebbe del tutto sufficiente una paginetta che riporti le informazioni precise su quella garanzia, il prezzo e l’indicazione di dove apporre la firma per il contratto assicurativo.

Una così debordante marea di documenti inutili spazientisce il potenziale assicurato, costringendolo a perdere il suo tempo per leggerli, con il rischio di confondersi quando le medesime informazioni sono contenute in differenti modelli. Ma c’è un altro rischio, più sostanziale. Contratti assicurativi di importo così modesto comportano un guadagno microscopico di qualche euro per i distributori che li collocano. Quest’ultimi, ovviamente, non sono contenti di venderli con tutte quelle incombenze imposte dal regolatore. E sono tentati di aggiungere le più svariate garanzie, anche se non utili al cliente, almeno per compensare con qualche euro in più di commissioni quell’aggravio insulso di burocrazia. Infine su può manifestare una disparità tra gli obblighi cui debbono sottostare gli agenti (e i loro clienti) e le compagnie che utilizzano una app per vendere polizze assicurative. In molti di quei micro programmi è sufficiente barrare la casella giusta per far considerare letto e approvato quel materiale informativo che le reti tradizionali debbono invece necessariamente inviare agli assicurati o su carta oppure via mail. Passata la festa gabbato lo santo, si potrebbe dire.

Sarebbe necessario giungere per tutte le micropolizze e per i contratti standardizzati a drastiche semplificazioni concentrando appunto in una pagina tutte le informazioni necessarie a comprendere le coperture e a sottoscrivere il contratto assicurativo. Per quel che se ne sa il tema è all’attenzione dell’Ivass (il regulator assicurativo) nell’ambito del progetto più vasto di semplificazione normativa di cui ha parlato il presidente dell’authority Luigi Federico Signorini alla recente assemblea annuale. Fate presto!!

A cura di Riccardo Sabbatini

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