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Cybersecurity e data privacy le principali preoccupazioni correlate alle risorse umane

Pubblicato da Mercer Marsh Benefit lo studio People Risk 2022 che ha coinvolto 2.594 professionisti di 25 Paesi, operanti nei settori delle risorse umane e del risk management

È stata pubblicata l’edizione 2022 del report People Risk di Mercer Marsh Benefits che ha coinvolto circa 2.600 professionisti di 25 Paesi del mondo, operanti nel settore delle risorse umane e del risk management, per analizzarne il comportamento e la percezione rispetto ai principali rischi riguardanti le persone e alle sfide che devono affrontare le aziende per mitigarli.

Lo studio valuta ed esamina i rischi, raggruppandoli in cinque diverse categorie: Health and Safety; Governance and Financial; Accelerated digitization; Talent practices; Environmental and social. Guardando ai risultati dello studio si osserva come le organizzazioni non possano più limitarsi a reagire agli eventi in corso, ma basandosi sull’esperienza accumulata durante la crisi pandemica, debbano sviluppare una base solida che permetta di anticipare e mitigare le minacce. Diventa quindi fondamentale costruire un rapporto di fiducia e di collaborazione tra le funzioni HR e risk management.

Il rischio cybersecurity e data privacy si mantiene saldamente al primo posto nella classifica globale, europea e italiana. Si tratta del primo rischio in Italia e nel mondo, ma nel nostro Paese è accompagnato anche dall’obsolescenza della tecnologia a disposizione dell’HR e dall’impatto dell’Intelligenza Artificiale e dell’automatizzazione. In questo scenario, il 30% delle aziende non si sta occupando adeguatamente dell’obsolescenza delle competenze mentre solo il 26% dichiara di avere una strategia per gestire l’impatto di IA e automazione.

 “Creare sinergie tra le migliori metodologie disponibili in materia di risk management e la funzione HR abilita un approccio realmente integrato e coerente alla gestione dei rischi people. Abbattere alcuni silos ancora oggi esistenti consentirà anche di investire meglio in competenze e profili necessari ad anticipare diverse categorie di rischi, come quello legato alla digitalizzazione, su cui la strada da fare è ancora lunga”, spiega Andrea Bono, Ceo di Marsh Italia ed Eastern Mediterranean Region.

Lo scenario attuale sta esercitando forte pressione sulle aziende affinché si concentrino non solo sul profitto ma anche sulle persone e sul purpose, così da creare dei modelli di business che siano realmente sostenibili. Sia i clienti che i lavoratori sono sempre meno disposti a tollerare leadership che non sono in grado di tener fede ai propri impegni in questi ambiti, come per esempio accade nei casi di greenwashing.

I dati italiani dell’indagine Mercer Marsh Benefits mostrano come, nel nostro Paese, quando si tratta di mitigare i rischi legati alle persone l’ostacolo principale sia la complessità organizzativa (la una gestione delle responsabilità confusa o “a compartimenti stagni”): si tratta della prima difficoltà nell’affrontare i rischi Health and Safety (per quasi un’azienda su due) ed Environmental and Social (per più di tre aziende su dieci), nonché di una delle criticità più riscontrate anche nelle altre categorie.

Tra le principali evidenze del report:

  • I rischi collegati all’incremento della digitalizzazione si confermano ai primi posti della classifica dei principali rischi people, andando a occupare 3 delle prime 5 posizioni. Il rischio cybersecurity e data privacy è in testa alla classifica italiana: un dato in linea con i rilevamenti Global e Central Europe. HR technology obsolescence e Impacts of automation and AI si posizionano rispettivamente al terzo e al quarto posto.
  • Per il 97% degli intervistati i rischi legati a Health and Safety costituiscono una seria minaccia per il business. Si tratta di una categoria sempre più ampia e complessa, arrivata a comprendere tematiche come la salute mentale, il cosiddetto workforce exhaustion e il benessere dei dipendenti. A fronte di questa articolazione, più della metà degli intervistati ritiene che il proprio piano benefit non sia più adeguato, mentre mental health e workforce exhaustion vengono gestiti in maniera rilevante solo da un’azienda su 2. Tuttavia, il 92% intende investire in questo ambito nei prossimi 5 anni (quasi il 50% è intenzionato a farlo nei prossimi 2).
  • L’80% degli intervistati vede nei rischi Governance and financial una minaccia per il proprio business. In questo ambito, le aziende devono destreggiarsi tra le complicazioni dovute all’aumento della complessità dei piani di benefit, nonché alla generale crescita del costo de irishi. Solo il 40% presta attenzione alla gestione del pension financial risk.
  • Nell’ambito delle Talent Practice, nella top 10 italiana succession and key person risk è al 6° posto, mentre changing nature of work è al 10°. La principale difficoltà nella gestione di questa categoria di rischi è legata alla mancanza di visione, strategia e impegno della senior leadership.
  • 3 intervistati su 4 vedono i rischi Environmental and social come una seria minaccia per il business. Il 40% dichiara che la propria azienda non sta facendo abbastanza per la gestione dei rischi legati a Diversity, Equity & Inclusion. Inoltre, solo il 30% ritiene che sia stata definita una strategia chiara, trasparente e misurabile per avanzare i temi DEI. Il 35% garantisce equità nell’accesso ai benefit mentre il 13% vorrebbe investire nella mitigazione dei rischi DEI ma è limitato dai vincoli di budget.
  • Il rischio catastrophic personal life events occupa la penultima posizione in classifica: un dato in forte controtendenza rispetto alle stime globali ed europee, che lo vedono rispettivamente al 3° e al 2° posto.

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