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Sanità di  base: messaggi pubblicitari “denigratori” e problemi non risolti

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

“Il tuo medico sta facendo snorkeling nel Mar Rosso? Non preoccuparti, con Axa avrai un servizio H24”. La pubblicità “comparativa” utilizzata dalla compagnia francese per lanciare i suoi servizi sanitari hanno mandato su tutte le furie la scorsa settimana i medici di base italiani, o almeno le loro organizzazioni sindacali. È un “messaggio pubblicitario che denigra la professionalità dei medici” ha sentenziato Filippo Anelli, segretario del sindacato dei medici del Fnomceo. Una “offesa gratuita” – ha aggiunto – ai tanti medici della mutua che svolgono con coscienza il proprio lavoro. Quello spot, detto di passata, non era esente da imprecisioni. Se un medico di base guarda i pesciolini del Mar Rosso con tanto di maschera e pinne, al suo studio è comunque presente un sostituto a prendersi cura dei pazienti. Anche per questo, alla fine, Axa ha deciso di chinare il capo e, ritirando il messaggio incriminato, si è profusa in scuse. “Non era, in alcun modo, volontà della compagnia – ha detto in un comunicato – denigrare o porre in discussione l’abnegazione personale e professionale dei medici nella salvaguardia della salute”.

Ora che la polemica è stata accantonata il problema, però, rimane. I medici di famiglia italiani sono veramente convinti di offrire un servizio di qualità ai cittadini? Oltre a tenere aperto l’ambulatorio almeno 5 giorni a settimana dovrebbero effettuare visite a domicilio ai pazienti ammalati impossibilitati a muoversi, ma quanti lo fanno? Nell’esperienza personale di chi sta scrivendo una simile eventualità non si è mai verificata e nei casi di “febbrone” il medico di famiglia gli ha serenamente consigliato di chiamare la guardia medica! Credo non siano casi isolati.

Durante la pandemia, quel settore nevralgico della sanità pubblica è andato sotto pressione. È certamente vero che molti sanitari ha svolto con abnegazione il loro lavoro soccorrendo, soprattutto nella prima ondata di covid-19, i tanti anziani con gravi problemi di respirazione. Alcuni si sono infettati e sono anche deceduti. Tutto vero ma, nel complesso, la risposta del sistema di medicina di base è stata deludente. Forse i medici della mutua hanno fatto campagne informative presso i loro pazienti per informarli delle norme igieniche che dovevano osservare per evitare l’infezione? Non risulta, eppure le mail dei loro assistiti le avevano. In tutto il mondo la pandemia ha innescato una corsa ai servizi di telemedicina, letteralmente esplosi. Anche in questo i medici della mutua italiana hanno latitato dando prova di impotenza. Non si tratta di attribuire colpe ma di capire i problemi.

Se allora quella parte della sanità pubblica fa acqua da tutte le parti non si capisce perché gli assicuratori non possano offrire servizi alternativi. Dopo aver proposto per anni a partiti e governo una riforma sostenibile della sanità che ripartisca in modo razionale i compiti che spettano rispettivamente al pubblico ed ai privati, le compagnie sembrano aver preso atto dell’indolenza dei nostri politici. E così sta prevalendo un comportamento pragmatico anche se non di sistema. Nei diversi contesti l’offerta assicurativa si indirizza a turare le falle dell’SSN, con piani sanitari privati mirati. Al sud, dove gli ospedali sono fatiscenti ed i servizi diagnostici lasciano a desiderare, le polizze mettono in condizione gli assicurati di servirsi di strutture private ciò che al nord non è necessario perché gli ospedali pubblici funzionano benissimo e sono profittevoli. Il risultato finale non è ottimale perché produce una duplicazione di spese a carico di quelli che pagano le tasse, costretti a finanziare un servizio sanitario inefficiente con le loro imposte e, in più, a pagarsi una polizza per essere ben curati. Nella sanità di base sta accedendo qualcosa di simile. Gli assicuratori sono stati lesti a trasferire le nuove conoscenze e tecniche di telemedicina in una nuova offerta di prodotti e servizi sanitari. Che male c’è se quello spazio è vuoto? Ciò che può fare la tecnologia applicata alla sanità di base è incredibile. La più grande compagnia cinese, Ping An ha creato una piattaforma di servizi sanitari telematica (“Good doctor”) cui sono collegati 420 milioni di user, si avvale della collaborazione di 1100 medici, 3600 ospedali convenzionati, 202mila farmacie. Anche le compagnie italiane stanno muovendo i primi passi in quella direzione. Sarebbe necessario promuovere una maggiore velocità di questi cambiamenti. Ad esempio si potrebbe lasciare ai singoli contribuenti la scelta sulla destinazione del contributo (€ 70 capitario in aggiunta ad altri bonus) che lo stato versa ai medici della mutua per ogni assistito. Quest’ultimo potrebbe essere lasciato libero, in alternativa al medico di base, di destinare quella somma a finanziare piani privati che offrono gli stessi servizi. La maggiore concorrenza, come in molti settori, promuoverebbe una migliore efficienza.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche Axa ritira la pubblicità che aveva fatto infuriare i medici

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