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Guerra in Ucraina: Usa, Eu e GB temporeggiano sul blocco assicurativo contro il petrolio russo

Intanto devono essere ancora definite le procedure operative per assicurare le navi in partenza dai porti ucraini con il grano

Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna stanno in parte temporeggiando sui loro propositi di messa al bando delle forniture di petrolio dalla Russia, tra crescenti timori collegati all’assottigliamento dell’offerta globale di oil. Lo riporta il Financial Times, secondo cui in particolare verrebbe di fatto rinviato il blocco delle assicurazioni marittime sul petrolio russo, che vengono principalmente fornite dal mercato londinese dei Lloyd’s. Tutto ciò rende cruciale uno stretto coordinamento tra Bruxelles e Londra affinché una ipotesi simile risulti efficace. L’Unione Europea aveva proclamato, in accordo con la Gb, la messa al bando delle assicurazioni marittime sul trasporto di petrolio russo due mesi fa. Al momento, tuttavia, la concreta introduzione di provvedimenti ad hoc nel Regno Unito segna il passo.

E intanto dagli Stati Uniti, prosegue il quotidiano, fonti governative hanno espresso preoccupazioni sul fatto che procedere immediatamente al blocco potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i prezzi su scala mondiale. All’avvicinarsi delle elezioni di Mid Term, è evidente che l’amministrazione Biden ha poca voglia di ritrovarsi con ulteriori rincari che vadano ad esacerbare l’irritazione dei consumatori/elettori.

 Per tornare all’accordo europeo, a fine luglio Bruxelles – ha reso noto il quotidiano – avrebbe operato “modifiche” alle transazioni sulle forniture di greggio russo, sempre sulla base di preoccupazioni sulla sicurezza energetica. Intanto in Gran Bretagna le misure effettivamente approvate dal Parlamento a ratifica delle ultime sanzioni prevedono che questa messa al bando entri in vigore solo dopo il 31 dicembre. Peraltro, secondo fonti dell’amministrazione Gb citate dal quotidiano, riguardano solo le forniture di greggio russo alla stessa Gran Bretagna e non si estenderebbero al trasporto marittimo dalla Russia verso altri paesi. Il tutto mentre in un altro articolo lo stesso quotidiano della City avverte come nemmeno la Gran Bretagna sarebbe così a suo agio sulla sicurezza energetica. Se nei mesi scorsi di continuo inasprimento delle sanzioni contro la Russia, la risoluta posizione ufficiale di Londra si basava anche sul fatto di non aver connessioni dirette con oleodotti e gasdotti russi, in particolare grazie alla produzione nel Mare del Nord e alle forniture della Norvegia, ora sembra che “la realtà risulti più’ complicata e preoccupante”, dice quotidiano. Il Dipartimento dell’energia Uk aveva già segnalato cinque anni fa non poche preoccupazioni sulla sicurezza energetica, in un rapporto che prevedeva proprio uno scenario di completo stop alle forniture di gas dalla Russia. Dato che in questo quadro i paesi dell’Europa continentale si sarebbero trovati in una situazione di disperazione e di disponibilità a pagare “qualunque cifra” per assicurarsi il gas, anche la Gran Bretagna si sarebbe potuta trovare con “livelli rilevanti di domanda non coperta”. In pratica razionamenti, dice chiaro e tondo il quotidiano, potrebbero colpire grandi industrie, ma potenzialmente anche Pmi e famiglie. Nello scenario più estremo il 28% della domanda britannica resterebbe scoperta, anche con maggiori forniture di gas dalla Norvegia. Intanto si e’ aperta una del tutto in attesa concorrenza con gli “alleati” Ue sull’accaparramento di gas naturale liquefatto (Gnl), dove entrambi già dovevano vedersela con le richieste dall’Asia rispetto a forniture che non sono collegate a contratti di lungo termine. In precedenza la Germania aveva una capacità di rigassificazione quasi nulla ma ora sta procedendo a passo spedito, ha ordinato cinque navi rigassificatori e ne vuole due operative già da quest’anno. Il Regno Unito, poi, in caso di crisi resterebbe tagliato fuori dei meccanismi di solidarietà Ue. E si potrebbero creare ulteriori attriti con i paesi dell’Unione se scattasse il piano di emergenza sul gas approntato dalla Commissione europea, che prevede drastici tagli ai consumi del 15% in tutta l’Unione, mentre la Gran Bretagna continuerebbe a consumare ai livelli normali.

Se un blocco assicurativo (sul petrolio) mostra difficoltà operative, le coperture assicurative per rendere operativo il trasporto del grano ucraino devono ancora essere definite .

Un alto funzionario del mercato assicurativo marittimo londinese ha dichiarato lunedì che devono ancora essere raggiunti gli accordi chiave, comprese le procedure per le navi, prima che le navi vuote possano entrare e prelevare i carichi dall’Ucraina utilizzando il nuovo corridoio dei cereali.

“Le procedure operative standard per le navi devono ancora essere definite e ci sono questioni relative all’equipaggio che devono essere risolte”, ha dichiarato a Reuters Neil Roberts, responsabile del settore marittimo e dell’aviazione della Lloyd’s Market Association.

“La strada da percorrere è ancora lunga”, ha dichiarato Roberts, la cui associazione rappresenta gli interessi di tutte le imprese di sottoscrizione del mercato assicurativo dei Lloyd’s di Londra.

La nave Razoni, battente bandiera della Sierra Leone, che trasportava grano, ha lasciato il porto ucraino di Odesa per il Libano lunedì scorso, in base a un accordo di passaggio sicuro, come hanno dichiarato funzionari ucraini e turchi. Si tratta della prima partenza da quando l’invasione russa ha bloccato il trasporto marittimo attraverso il Mar Nero cinque mesi fa. La nave si trovava in Ucraina da alcuni mesi.

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