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La sanzione Antitrust su Generali ed UnipolSai e i compiti delle authority di vigilanza

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

La sanzione ha colpito Generali e UnipolSai ma, a ben vedere, le conseguenze maggiori per l’esito della vicenda ricadranno sulle authority di vigilanza. Nei primi giorni di agosto l’autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha comminato una multa da 5 milioni di euro ai due gruppi assicurativi per pratiche commerciali scorrette nella rc auto. Generali e UnipolSai avrebbero reso difficoltoso per i clienti l’accesso ai fascicoli dei sinistri omettendo informazioni rilevanti sull’ammontare dei rimborsi o sul loro rifiuto. Inoltre i consumatori sarebbero stati ostacolati nell’esercizio dei diritti derivanti dal contratto di assicurazione. I due gruppi hanno ribattuto vigorosamente alle accuse preannunciando il ricorso al tribunale amministrativo che nei prossimi mesi si pronuncerà sulla vicenda.

 Al di là delle questioni di merito, però, la posta in gioco dell’istruttoria aperta dall’Antitrust coinvolge delicati equilibri istituzionali tra le diverse autorità di vigilanza. La sanzione dell’AGCM trova la sua giustificazione nella violazione delle norme del codice del commercio su cui l’autorità garante esercita la supervisione. Ma gli stessi comportamenti censurabili, per la verità, potrebbero configurare sanzioni espressamente previste nelle norme di settore, quelle del Testo Unico delle Assicurazioni, su cui vigila un’altra autorità, l’Ivass. Chi ha la prevalenza? Se lo sono chieste, in primo luogo, le due compagnie coinvolte nel procedimento sanzionatorio che, nelle loro controdeduzioni, hanno parlato di un indebito sconfinamento dell’Antitrust in un territorio su cui un’altra authority esercita la sua giurisdizione. Se anche quest’ultima esercitasse le sue prerogative – hanno fatto presente – risulterebbe violato il principio giuridico del ne bis in idem, incluso nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, secondo cui non si può essere sanzionati due volte per lo stesso motivo. Una duplicazione che, in effetti, sarebbe già avvenuta – ha segnalato in particolare UnipolSai – visto che “in relazione a uno dei casi considerati dall’AGCM, l’IVASS ha adottato un atto di contestazione ed emesso un provvedimento sanzionatorio per asserita violazione della normativa in materia di accesso agli atti del fascicolo”.

L’Antitrust ha ribattuto a queste osservazioni sostenendo che “sussiste la competenza dell’AGCM ad intervenire sulle condotte denunciate, con i poteri alla medesima attribuiti dal Codice del consumo…incluse quelle attuate tramite condotte che integrano la violazione anche di una norma di settore”. Sono valutazioni ora sottoposte al giudizio del tribunale amministrativo la cui pronuncia potrebbe, appunto, avere conseguenze rilevanti sui rapporti tra le diverse authority. Se il Tar dovesse cassare la sanzione dell’AGCM l’autorità per la concorrenza dovrebbe probabilmente rivedere i suoi propositi di agire come tutore a tutto campo dei diritti dei consumatori, indipendentemente dalle normative di settore. Se, viceversa, la sentenza dei giudici amministrativi confermasse la sanzione, dovrebbe essere l’Ivass a doversi interrogare sul proprio ruolo a difesa degli assicurati.

Nel corso della sua ultima assemblea annuale il presidente Luigi Federico Signorini ha proposto di trasformare il suo istituto “in ente strumentale della Banca d’Italia” con una ancora maggiore integrazione nell’attività dei due organismi. L’attuale normativa già colloca l’Ivass in un ruolo subordinato a via Nazionale il cui direttore generale, tra l’altro, assume anche la carica di presidente dell’authority assicurativa. Se fosse accolto il progetto di Signorini, avanzato d’intesa – ha spiegato lui stesso – con la Banca d’Italia, vi sarebbe nei fatti un’unica authority di vigilanza per banche e assicurazioni, responsabile per le funzioni di stabilità e di tutela dei consumatori. Non è mai sopito a livello accademico il dibattito se le due funzioni di vigilanza (stabilità e tutela dei consumatori) possano conciliarsi all’interno dello stesso organismo o non diano luogo, almeno in talune circostanze, ad esigenze tra loro antagoniste. Ad esempio quando obblighi di trasparenza verso i consumatori possano favorire il default di un intermediario. Ebbene la decisione del Tar sulla sanzione Antitrust potrebbe far riaccendere le discussioni e spostare l’ago della bilancia da un parte o dall’altra.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche Unipolsai e Generali: impugnare il provvedimento dell’antitrust

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