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Uno studio del centro ricerche EPIMED per definirne la frequenza, le cause scatenanti delle violenze ai danni degli operatori socio-sanitari

Dal 2016 al 2020 sono stati oltre 12mila casi di infortunio di lavoro accertati dall’Inail e codificati come violenze, aggressioni, minacce e similari, con una media di 2.500 casi l’anno

Negli ultimi anni c’è stato un grande aumento di comportamenti aggressivi e violenti ai danni degli operatori socio-sanitari, secondo numerose indagini e studi elaborati da centri di ricerca specializzati, che ne hanno evidenziato l’allarme anche dal punto di vista sociale.

In occasione dello scorso 12 marzo, Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, la Sovrintendenza sanitaria centrale dell’Inail ha pubblicato una panoramica aggiornata di questo fenomeno, che risulta sottostimato e diffuso non solo in ambito assistenziale, ma anche in quello assicurativo e previdenziale. Dal 2016 al 2020 sono stati più di 12mila i casi di infortunio in occasione di lavoro accertati positivamente dall’Istituto e codificati come violenze, aggressioni, minacce e similari, con una media di 2.500 casi l’anno.

“Le violenze contro gli operatori sanitari si aggiungono alle note difficoltà legate al periodo pandemico che stiamo ancora vivendo, contribuendo a deteriorare la salute fisica e mentale degli operatori stessi”, spiega Licia Iacoviello, professore ordinario di Igiene e Salute Pubblica e direttore del Centro Ricerche in EPIdemiologia e MEDicina preventiva dell’Università degli Studi dell’Insubria. “Secondo recenti stime dell’American Medical Association, 1 medico su 5, e 6 infermieri su 10, vorrebbero lasciare il loro lavoro prematuramente a causa dello stress. Per questo motivo è importante non solo stimare la prevalenza del fenomeno, ma identificare i principali determinanti, e studiarne l’impatto sugli operatori coinvolti”.

Per contribuire ulteriormente a far luce sul fenomeno, il Centro Ricerche in EPIdemiologia e MEDicina preventiva (EPIMED) dell’Università degli Studi dell’Insubria coordina lo studio “Valutazione dei Determinanti principali delle Violenze in due aziende socio-sanitarie territoriali lombarde, per una efficace prevenzione” (DEvOS), finanziato da Inail, che coinvolge due ASST lombarde – ASST Sette Laghi di Varese e ASST Lariana di Como – e ATS Insubria.

“Tra le ricadute principali del nostro studio vi è la messa a punto di un sistema standardizzato che favorisca la segnalazione ed il monitoraggio degli eventi aggressivi, e la presa in carico degli operatori cha li subiscono, secondo gli standard previsti dalle Linee Guida di Regione Lombardia”, spiega Giovanni Veronesi, professore associato di Statistica Medica presso il Centro Ricerche EPIMED e responsabile scientifico del progetto. “Questo avviene anche grazie alla creazione di una piattaforma web che permette la gestione complessiva degli eventi da parte degli operatori coinvolti nelle diverse fasi, quali risk manager e psicologo. Il tutto nel rispetto della privacy e dei protocolli di protezione dei dati personali”.

Il progetto completo e i relativi risultati verranno adeguatamente presentati in un convegno dedicato che si terrà venerdì 18 novembre 2022 presso l’Auditorium di ASST Lariana all’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia (CO), oltre che durante il Congresso Nazionale di Medicina del Lavoro SIML di Genova (28-30 settembre).

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