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Net Insurance, una meteora borsistica di successo

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

In borsa più che una stella è stata una meteora. Net Insurance è entrata nel luglio scorso nel segmento, appunto, Star di Piazza Affari. Vi uscirà nei prossimi mesi, al termine dell’Opa volontaria lanciata nei giorni scorsi da Poste Vita finalizzata, anche, al delisting della società. Peraltro, come molte meteore, Net Insurance ha brillato. La società è stata fusa nel 2019 con la spac Archimede ideata da Andrea Battista, sperimentato manager assicurativo, e da quest’ultimo è stata guidata in questi anni in un sentiero di crescita. Net Insurance non soltanto ha mantenuto la leadership nel suo business tradizionale di coperture assicurative (dal rischio vita e perdita di impiego) associate alla cessione del quinto – detiene una quota di mercato del 21%, SBL nella tabella – ma si è anche lanciata in numerosi accordi con banche locali e broker per collocare prodotti sempre più digitali che compaiono nel suo portafoglio. In quegli scaffali c’è un po’ di tutto, dalle polizze per gli animali domestici, alle coperture in agricoltura, alle polizze infortuni nella mobilità urbana (utili per chi possiede, ad esempio, un monopattino elettrico) o nelle manifestazioni sportive dilettantistiche. Sono polizze molto semplici, che l’operatore incaricato può attivare con appena 4-8 click di un PC. Nel complesso i premi sono passati dagli 85 milioni del 2019 ai 149 del 2021 ed i profitti netti da 7 a 11,5 milioni. I numeri sono ancora piccoli ma gli incrementi sono degni di nota soprattutto in un mercato in un mercato nazionale che stenta a crescere.

Gli investitori iniziali di Net Insurance stanno ora per  passare all’incasso. Poste Vita pagherà per la sua Opa volontaria fino a 186 milioni, un corrispettivo che – ha calcolato in questi giorni Milano Finanza – valorizza ciascuna azione 9,5 euro rispetto al valore d’ingresso implicito di € 4,69 degli originari investitori della Spac. In pratica vedranno raddoppiato il proprio capitale iniziale. Tra questi c’è, ad esempio il fondo Algebris di Davide Serra, azionista con il 5% del capitale. Non venderà i suoi titoli invece l’istituto di credito IBL che ha diversi accordi industriali con la compagnia guidata da Battista e che, nell’operazione lanciata da Poste Vita accrescerà al contrario la propria partecipazione in Net Insurance portandola dall’attuale 26 al 40 per cento. Lo stesso Battista reinvestirà nella sua creatura i proventi realizzati con l’Opa.

Qual’è l’interesse di Poste vita nell’operazione? Il braccio assicurativo dell’operatore pubblico vuole crescere – è detto nel comunicato che annunciato l’avvio dell’Opa volontaria – nel mercato della cessione del quinto e nella bancassurance rilevando il network che Net insurance ha costruito in questi anni. In pratica aggiungerà altri 900 punti vendita ai quasi 13mila uffici postali che già fanno capo alla sua rete. Le polizze digitali lanciate sul mercato da Battista non usciranno però da confini degli accordi di bancassurance e dei broker attraverso i quali sono attualmente distribuiti. È una limitazione imposta dalla necessità di preservare nel tempo il valore di Net Insurance come soggetto autonomo. Ma è anche un peccato perchè quei contratti assicurativi così immediati e facili da capire si adatterebbero assai a soddisfare le esigenze della clientela mass market che affolla gli uffici postali.

a cura di Riccardo Sabbatini

Leggi anche Poste Vita lancia opa su Net Insurance a 950 euro per azione

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