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Intermediari assicurativi sempre più digitalizzati, ma è il fattore umano a fare la differenza

Secondo l’indagine “Broker Tech: Intermediari Assicurativi proiettati al futuro”, realizzata da IIA – Italian Insurtech Association e EY, la digitalizzazione è un’opportunità se intesa come supporto all’attività di agenti e broker

Si parla sempre molto di digitalizzazione, ma è sempre il fattore umano a fare la differenza. Lo dicono i numeri del mercato italiano e lo confermano i risultati dall’indagine Broker Tech: Intermediari Assicurativi proiettati al futuro, realizzata da IIA – Italian Insurtech Association e EY, con la collaborazione di Wide Group e il patrocinio di AIBA.

Insomma, il processo di digitalizzazione è una grande opportunità per l’industria assicurativa se inteso come supporto al capitale umano degli agenti e broker di assicurazioni.

L’indagine ha coinvolto broker e agenti di assicurazione mono e plurimandatari, interpellati sul livello di digitalizzazione del loro business.

Dai risultati è emerso un crescente utilizzo dei canali di vendita online da parte degli intermediari. Se nel 2021 l’80% del campione dichiarava di non disporre né di una app né di sito web, nel 2022 la percentuale è scesa al 46%, mentre il 30% ha risposto che pur non disponendo al momento alcun sito o app, sta valutando l’eventuale introduzione di questi strumenti.

“I dati mostrano una forte apertura da parte del mercato a processi di digitalizzazione, fondamentali per andare incontro a un consumatore sempre più digitalizzato”, afferma in una nota, Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA. “Appare chiaro come le compagnie siano chiamate a orientare i propri sforzi nella cooperazione e integrazione con l’universo insurtech, intermediari in primis. Al tempo stesso bisogna lavorare per incentivare l’adozione di strumenti tecnologici da parte di tutto il comparto. Nel settore vige ancora un profondo gap di competenze, soprattutto per quanto riguarda le skill informatiche di base, come la gestione e analisi dei dati. Competenze che le big tech potrebbero sfruttare per monopolizzare il mercato, come successo in altri contesti”.

Marco Concordati, partner insurance di EY, ritiene che tra gli operatori del settore si riscontra una maggiore consapevolezza dei benefici derivanti dall’utilizzo di strumenti digitali. Infatti, “il 97% degli intervistati ha affermato di servirsi di almeno uno di questi a supporto della propria attività professionale”. Concordati spiega inoltre che “come confermato da oltre la metà degli intervistati (64%), la principale opportunità derivante dal processo di digitalizzazione del mondo assicurativo risiede nella capacità della tecnologia di supportare il lavoro manuale degli intermediari. Utilizzando nuove tecnologie e strumenti avanzati per automatizzare i processi più standardizzabili è possibile infatti ridurre il carico amministrativo e liberare risorse professionali per concentrarsi sull’attività consulenziale e commerciale”.

Molte sono ancora le sfide da affrontare secondo gli intervistati, a partire, secondo il 53% del campione, dall’integrazione con i sistemi delle compagnie partner, mentre il 37% considera inadeguati gli strumenti forniti dalle compagnie (solo il 4% ritiene che ci sia un completo allineamento tra il proprio livello di digitalizzazione e automazione e quello della compagnia mandante). Inoltre, quasi la metà dei rispondenti (43%) dichiara di non disporre di adeguate risorse economiche da investire nell’abilitazione e/o nel rinnovamento tecnologico.

A questo si aggiunge la mancanza di risorse finanziarie da investire nello sviluppo tecnologico, 19% del campione.

La maggior parte degli intervistati individua quindi nel rapporto con le compagnie la sfida più importante da gestire e superare negli anni a venire.

Circa il rischio disintermediazione da parte dell’online e degli strumenti digitali, non sembra preoccupare oltre la metà degli intermediari intervistati (56%) che confermano una percezione positiva in merito ai benefici apportati all’interno del processo assicurativo e sono fiduciosi circa le prospettive future di questo scenario. Resta comunque una buona percentuale di intermediari (44%) che percepisce l’online come una minaccia al proprio business.

A proposito del rischio disintermediazione, Matteo Barbini, co-founder & managing partner di Wide Group, ha detto che “siamo consci che questo rischio è ben presente e, se da una parte leggiamo con favore che oltre i due terzi degli intervistati non teme il rischio di disintermediazione derivante dalla digitalizzazione e anzi la vede come un’opportunità, crediamo allo stesso tempo che sia però importante coniugare la possibilità di crescita professionale che l’insurtech oggi fornisce con gli investimenti per mantenere ancora centrale il ruolo fiduciario del consulente, legato alle sue capacità di relazione, di competenza nella proposta e di personale affidabilità”.

In conclusione, dallo studio condotto è emerso come le competenze umane continuino a rappresentare un elemento imprescindibile per svolgere con successo la professione di intermediario assicurativo.

In coerenza con quanto emerso nella scorsa edizione, la totalità degli intervistati sostiene la centralità del ruolo della figura del consulente nell’identificazione dei bisogni del cliente, nonché nell’analisi puntuale di ogni singola casistica, considerando il fattore umano come fondamentale elemento di differenziazione a parità di competenze tecnologiche.

“La sfida principale per gli intermediari è quella di integrarsi con le compagnie con cui collaborano. La mancanza di tale integrazione potrebbe spingere player indipendenti ad aggregarsi tra loro, non solo per beneficiare di una razionalizzazione dei costi, ma anche per ridurre gli impatti legislativi previsti dalla normativa DORA, che obbligano gli intermediari a dotarsi di infrastrutture tecnologiche adeguate a garantire la continuità di servizi”, ha concluso Barbini.

Leggi anche La tecnologia non farà scomparire gli intermediari assicurativi

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