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Non si ferma la corsa ai buyback degli assicuratori

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Chi l’ha detto che la borsa serve per finanziare le imprese? Attualmente, nel settore assicurativo, sono piuttosto le imprese a finanziare gli azionisti. Come altro giudicare, in aggiunta a ricchi dividendi, la pioggia di danaro che le compagnie stanno distribuendo sotto forma di buy-back, cioè di riacquisto delle proprie azioni. È un trend che accomuna tutti i grandi gruppi del pianeta. Allianz ha appena annunciato un buyback da € 1 miliardo, Axa ha già riacquistato azioni per € 2 miliardi nel 2022 e Zurich ha avviato in questi giorni un’operazione analoga per 1,8 miliardi di franchi svizzeri. Più contenuto è stato l’impegno di Generali, pari nel 2022 a €500milioni. Imponente, pari a £ 4,75 miliardi è stato il buyback deciso di Aviva dove verranno riversati buona parte dei £ 7,5 miliardi ricavati dalle ampie cessioni di attività che hanno cambiato il volto della compagnia inglese. Al di là dell’Atlantico la musica non cambia. Negli ultimi 12 mesi Metlife ha riacquistato azioni per $3,9 miliardi e Berkshire Hathaway, il gruppo di Warren Buffet che consolida molte realtà (ri)assicurative, ha fatto lo stesso per $1,1 miliardi soltanto negli ultimi tre mesi.

L’obiettivo immediato di queste operazioni è ben chiaro, quello di spingere all’insù le quotazioni dei titoli visto che, riacquistando le azioni proprie, gli utili delle compagnie verranno ripartite tra un numero inferiore di azioni. Resta da capire, invece, perchè gli assicuratori decidono di riconsegnare al mercato un flusso così ingente di risorse. La prima risposta è quella più ovvia. Lo fanno perchè non vedono un modo migliore per impiegare quei capitali. L’incertezza dei mercati finanziari comprime gli spazi per le operazioni di M&A ed ancora di più le allocazioni per nuovi investimenti. Chi può aumenta la quota di liquidità ma, poiché anch’essa ha un costo, tanto vale riacquistare le azioni a puntare sull’aumento delle quotazioni dei propri titoli. Nel settore vita poi, pesano trend non favorevoli di lungo periodo. Un recente report di McKinsey (“Global Insurance Report 20223: reimagining life insurance”) ha fatto presente che gli assicuratori, negli ultimi 20 anni, hanno faticato a ottenere ritorni superiori al costo del capitale. Tanto vale , allora, restituire capitali al mercato. Nel settore danni la situazione mostra tassi assicurativi in aumento ma non è affatto chiaro se questi saranno sufficienti a mantenere in territorio positivo gli indicatori tecnici. Con tutti i rischi emergenti che il pianeta ha sperimentato negli ultimi anni (la pandemia, poi il cyber risk e, infine, la guerra e il ritorno dell’inflazione) non si può essere del tutto confidenti sul futuro ammontare dei risarcimenti. L’unico elemento certo, in questo periodo, sembrano essere i positivi andamenti del solvency ratio che consentono di avviare i buy back senza doversi troppo preoccupare delle conseguenze. Quella normativa prudenziale, osteggiata inizialmente dal mercato per la sua complessità, si sta rivelando un’utile metodologia di gestione. Gli assicuratori non saranno forse diventati così sofisticati da coprire i nuovi rischi del pianeta ma, anche grazie ai nuovi strumenti regolamentari, si sono fatti abbastanza accorti nello schivarli.

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