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Catastrofi naturali: Italia e Grecia guidano la classifica del protection gap in Europa

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

In Europa soltanto il 25% delle perdite causate da catastrofi naturali risulta assicurata e la classifica del protection gap è guidata da Italia e Grecia. La stima viene dall’Eiopa, l’authority europea sulle assicurazioni, che ha appena rilasciato il suo primo “cruscotto” sul deficit di protezione assicurativa dei rischi catastrofali. L’Eiopa ha preso in considerazione 30 stati del continente compresi tre (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) che non fanno parte dell’ Unione. Come molte delle classifiche sul protection gap anche quella dell’autorità europea può essere considerata parzialmente misleading perchè non considera il ruolo svolto dallo stato (quasi assoluto in Italia, ad esempio) nel risarcire i danni di terremoti, alluvioni e tempeste di vario genere. Sicché viene sovrastimata la situazione di rischio di un paese sottoassicurato. Nei materiali diffusi da Eiopa non è poi possibile capire quando lo stato partecipa a schemi pubblico-privati di copertura – situazione normalmente presente in molti stati del continente – se il suo contributo è incluso nella quota dei rischi assicurati. Altro limite dello studio riguarda il fatto che, almeno per il momento, non è stata data completa visibilità sull’intero “cruscotto” ma è stata pubblicata soltanto una sintesi dei risultati ottenuti, ciò che non consente di confrontare con precisione i risultati ottenuti tra un paese e l’altro. Un terzo “gap” , dello studio Eiopa sul protection gap

riguarda la tabella di sintesi dei risultati che, chissà perchè, pubblica capovolti i nomi dei singoli paesi, ciò che certamente non ne agevola la lettura. Con queste riserve si tratta comunque di un primo significativo studio volto a comprendere i bisogni di assicurazione delle catastrofi naturali nel continente destinati, tra l’altro, a divenire più acuti nel futuro per gli effetti del climate change. La classifica, appunto, è guidata da Italia e Grecia, soprattutto a causa delle esposizioni ai terremoti i cui danni soltanto in minima parte sono coperti da una polizza assicurativa. Nel “belpaese” che evidentemente così bello non è, più limitata è l’esposizione alle alluvioni e, soprattutto alle tempeste di vento ed ai maremoti. Seguono, nella classifica europea dei principali paesi più carenti di protezioni assicurative, l’Olanda (6°), la Germania (9°), la Francia (16°), la Spagna (22°). Secondo il report del regolatore Europeo la Svezia è il paese con la copertura assicurativa più elevata sulle catastrofi naturali.

Lo studio dell’Eiopa prende in considerazione gli eventi catastrofali avvenuti nel periodo 1980-2021. In questo lasso dei tempo ben il 45% delle perdite non assicurate in Europa causate da catastrofi naturali sono dipese, in ordine di importanza, dai terremoti in Italia, dalle alluvioni in Germania e dalle alluvioni in Italia. In particolare, nel nostro paese, la percentuale dei sinistri non assicurati raggiunge percentuali particolarmente elevate, pari al 97% per le alluvioni ed al 98% per i terremoti.

Il “cruscotto” dell’Eiopa è strettamente collegato alla maggiore attenzione che il regolatore europeo sta dedicando agli effetti del cambiamento climatico anche in relazione alla regolamentazione prudenziale del settore assicurativo (solvency II) . Nei giorni scorsi L’Autorità ha pubblicato un documento di discussione sul trattamento prudenziale dei rischi relativi sostenibilità. Il documento di discussione si concentra su tre aree distinte di analisi: le attività e esposizioni al rischio di transizione che potrebbero potenzialmente incidere sui rischi prudenziali relativi a azioni, obbligazioni e immobili; il rischio di sottoscrizione e adattamento ai cambiamenti climatici; i rischi “sociali” e di governance che potrebbero avere un impatto nel trattamento prudenziale di Solvency II. Il passo successivo già annunciato dal regolatore europeo riguarderà la rivalutazione dei requisiti patrimoniali per il rischio di catastrofe naturale. Gli assicuratori europei sono avvertiti.

a cura di Riccardo Sabbatini

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