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L’integrazione di servizi assicurativi a prodotti non assicurativi spingerà il settore globale fino a 10 trilioni di euro entro il 2030

Secondo la ricerca “Open & Embedded Insurance” realizzata da Yolo in collaborazione con l’Italian Insurtech Association (IIA), l’embedded insurance sarà il principale fattore di sviluppo nei prossimi anni

Nel 2030 la penetrazione di polizze digitali varrà in Italia il 9-10% dell’offerta

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Si parla molto di innovazione e di cambiamento del mondo delle assicurazioni, dove si stanno affacciando diversi player non assicurativi, a partire dalle Big Tech, che contribuiranno a far crescere l’ecosistema assicurativo, destinato a passare da un valore globale complessivo di circa 5 trilioni di euro nel 2020 a 10 trilioni di euro nel 2030.

Lo si legge nella ricerca “Open & Embedded Insurance”, realizzata da Yolo in collaborazione con l’Italian Insurtech Association (IIA).

Il principale fattore di sviluppo sarà costituito dell’embedded insurance (le cosiddette polizze integrate da acquistare in aggiunta a un altro bene o servizio) che nel 2030 raggiungerà il valore complessivo di 10 trilioni di euro.

Insomma, non solo più solo auto, casa e polizze vita. È iniziata l’era del “all you can ensure” con le polizze per biciclette, animali domestici, elettronica di consumo, strumenti musicali e molto altro ancora, per proteggere tutto ciò che ha un valore.

Tutto ciò è possibile grazie alla trasformazione digitale che ha favorito lo snellimento di molte procedure all’interno del settore dei servizi assicurativi.

L’integrazione di servizi assicurativi a processi di vendita di prodotti e servizi non assicurativi permetterà ai player italiani di cogliere molteplici opportunità, adottare nuovi strumenti tecnologici e raggiungere target diversificati. Secondo lo studio assisteremo nei prossimi anni all’ingresso di sempre più player non assicurativi nel mercato italiano: erano 60 nel 2018, saranno oltre 350 entro il 2025, secondo le stime di IIA.

Simone Ranucci Brandimarte, presidente e founder di Italian Insurtech Association, sostiene che “l’integrazione dell’offerta assicurativa secondo il modello dell’embedded insurance sarà un fattore trainante per la crescita del mercato assicurativo, sia mondiale che italiano, che secondo i nostri dati raggiungerà un valore di 250 miliardi di euro entro il 2030”.

Brandimarte ritiene che “l’embedded insurance porterà molteplici opportunità, in primis aumentando il target dei consumatori che acquisteranno polizze assicurative da enti terzi, e al tempo stesso quello di migliorare la customer experience di tali prodotti, con un’offerta innovativa e servizi go-to-market. Per evitare che nel mercato assicurativo si ripeta quel che si è già visti in altri mercati, come il travel con l’avvento di Booking o quello discografico con Spotify, le compagnie devono investire in strumenti innovativi e nuove competenze digitali, che i competitor potrebbero sfruttare per monopolizzare il mercato, come nei contesti appena citati”.

Alla base di tutto c’è l’idea che attraverso i nuovi canali si andrà ad allargare la fascia utenti, raggiungendo nuove fette di mercato. Discorso che può funzionare a freddo, ma che poi va tradotto in una realtà, dove la materia assicurativa resta complicata da capire per la maggioranza della popolazione che per una scelta consapevole, in linea con le proprie ambizioni di tutela, dimostra di avere sempre e comunque un disperato bisogno della consulenza personale di un intermediario assicurativo.

La ricerca “Open & Embedded Insurance”, indica una percentuale fra il 50% e il 70% di clienti che acquisteranno nuovi prodotti attraverso nuovi segmenti. A oggi, solo l’8% della popolazione italiana ha sottoscritto una polizza che non sia l’Rc Auto.

Travel, Utilities, Telco e Mobility sono tra i settori più attivi nell’embedded insurance, mentre a livello internazionale le compagnie Big Tech si stanno già muovendo in questa direzione. Ad esempio, Tesla offre ai propri clienti la soluzione InsureMyTesla per assicurare il veicolo acquistato con Zurich Insurance. Nel Regno Unito, Amazon ha inaugurato Amazon Insurance Store, per aiutare gli utenti a confrontare le polizze casa di tre compagnie con cui collabora: Ageas Uk, Co-op e LV= General Insurance.

Apple ha già lanciato sul mercato AppleCare e ha inoltre annunciato la vendita di polizze salute a partire dal 2024. Tuttavia, va anche ricordata la parabola di Google Compare, il sito lanciato nel 2012 da Google per confrontare le polizze Rc Auto e chiuso dopo meno di quattro anni per lo scarso successo ottenuto, nonostante Google rimanga il punto di riferimento per la stragrande maggioranza degli utenti per qualsiasi tipo di ricerca.

Google, che incassava una fee per ogni polizza venduta, non faceva altro che intercettare le richieste degli utenti e inviarle agli assicuratori. Attraverso l’aggregatore si potevano confrontare le polizze per la Rc auto di 19 compagnie.

“L’ingresso delle Big Tech sul mercato assicurativo può contribuire all’innovazione dello scenario in Italia, aiutando a ridurre la distanza, oggi presente, tra i player assicurativi e i consumatori sempre più digitali; basti pensare che il 77% degli italiani vorrebbe sottoscrivere una polizza digitale”, prosegue Brandimarte, che aggiunge: “L’arrivo di attori stranieri e non assicurativi sul mercato non può essere più ignorato, erano 60 nel 2018, nel 2022 sono arrivati a 168 e prevediamo che saranno oltre 350 nel 2025. È necessario accelerare le partnership tra le grandi compagnie e l’ecosistema insurtech per stimolare una maggiore digitalizzazione di prodotti e servizi, incrementando la penetrazione di polizze digitali che passerà dall’1,5% del 2018 al 9-10% entro il 2030”.

Tra i settori più coinvolti dall’Embedded Insurance in Italia troviamo quello bancario.

Secondo la ricerca sono circa 15 le banche in Italia che distribuiscono prodotti assicurativi digitali e saliranno a 40 entro il 2025.

Le assicurazioni digitali saranno un obiettivo prioritario del piano industriale delle banche digitali, e sebbene l’80% del target bancario sia digitale, a oggi l’offerta assicurativa online è ancora limitata.

Secondo dati di IIA, nel 2020 Amazon ha venduto oltre 100 milioni di polizze in Europa, a fronte di 3 milioni di polizze online vendute in Italia nello stesso periodo. Si tratta di numeri importanti che evidenziano la portata del fenomeno dell’embedded insurance.  “L’ancora scarsa penetrazione di prodotti assicurativi non è dovuta a una qualche reticenza da parte dei consumatori italiani nei confronti della digitalizzazione.”, sottolinea Brandimarte, che conclude: “Al contrario la vendita online in altri settori merceologici, come delivery o servizi di streaming, è a livelli record. Il problema deriva in parte da un’offerta obsoleta e poco trasparente che non riesce a indirizzare i consumatori verso questi prodotti. Per tale motivo è necessario per gli operatori evolvere l’offerta e andare incontro alle esigenze dei consumatori con soluzioni sempre più personalizzate e pay-per-use, pagabili sulla base del reale utilizzo”.

a cura di Vincenzo Giudice

Foto in copertina: Simone Ranucci Brandimarte, presidente e founder di Italian Insurtech Association

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