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Rc Auto: il bonus-malus si è inceppato

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini

Come nel socialismo per Karl Marx anche nella rc-auto le classi non esistono più. Il paragone può forse apparire irriverente ma senz’altro non è peregrino se riferito, in ambito assicurativo, alle classi di merito costruite con la riforma del bonus malus che, da oltre 30 anni, costituisce il cuore dell’assicurazione obbligatoria. Si pensava, premiando con l’avanzamento di una classe coloro che non erano responsabili di incidenti e declassando di due quanti invece avevano causato un sinistro, di aver trovato un meccanismo giusto per premiare i comportamenti virtuosi. Il fatto è che, giunta a maturazione la riforma, gli automobilisti italiani sono divenuti tutti “buoni”. Ben l’86% di loro – è emerso in un recente seminario dell’Ivass, l’authority assicurativa – sono ormai inquadrati nella migliore classe di merito. I motivi sono sostanzialmente due. Da un lato negli ultimi anni la frequenza di incidenti si è sostanzialmente dimezzata rendendo più veloce la migrazione degli automobilisti nelle classi di merito maggiormente premianti. E poi ci sono stati gli effetti della riforma dell’ex ministro dell’industria Pierluigi Bersani che, attribuendo a tutti i membri della famiglia il rating più favorevole tra quelli detenuti dai suoi componenti, ha depotenziato nel calcolo delle tariffe il riferimento ai comportamenti virtuosi degli automobilisti.

Ma è proprio vero – per mantenere il confronto con il padre del materialismo storico – che gli automobilisti sono divenuti tutti uguali? Giammai. Quando compilano il questionario per un preventivo, gli assicurati sono classificati da ciascuna compagnia anche sulla base di un buon numero di variabili che influenzano significativamente il prezzo finale di una polizza rc auto: età, anzianità di guida, sesso, professione, luogo di residenza, professione, titolo di studio. Se la loro vettura è equipaggiata con una scatola nera anche le abitudini di guida entrano nel calcolo. Bersani non avrà passato il suo tempo “a pettinare le bambole” – è una delle celebri battute dell’ex ministro – ma neppure ha ottenuto quanto si riprometteva, diminuire il costo della rc auto per i giovani patentati. Da un’indagine statistica appena pubblicata dall’Ivass sui premi rc auto nel terzo trimestre del 2022 risulta che gli automobilisti con età fino a 24 anni hanno pagato un premio medio di € 685 rispetto ai € 341,7 degli over 60.

Quanto pesa allora la collocazione in una classe di merito? Non moltissimo, per la verità. Sempre nel terzo trimestre 2022 il premio medio degli automobilisti inquadrati in classe 1 è stato – vedi tabella – di € 336 rispetto ai € 465 di quelli classificati in seconda classe. Una differenza c’è ma più si scende di categoria più le differenze di premio medio si assottigliano mentre sale la dispersione dei prezzi (“C.v.”) all’interno delle stesse classi.

Di fronte alla sempre minore rilevanza del sistema del bonus-malus, tra gli assicuratori si fa strada l’idea di sostituire quella obsoleta classificazione con un preciso identikit di ciascun automobilista – in effetti è già potenzialmente insito nei parametri degli attuali preventivi – con il quale costruire un pricing più coerente con il livello di rischiosità di ciascun soggetto. Anche la perdita di punti nella patente verrebbe presa in considerazione. Ma, a parte il fatto che gli assicuratori, con il ricorso a forti sconti volti a contendersi i clienti sono i primi a non rispettare con rigore le tabelle attuariali, c’è anche un altro aspetto da considerare. Se anche si riuscisse a definire una tabella integralmente rispettosa dei rischi, su cui costruire un pricing coerente, i premi per gli automobilisti più indisciplinati salirebbero probabilmente alle stelle. Già attualmente il 6% dei conducenti guidano macchine prive di assicurazione. Riducendo la mutualità assicurativa probabilmente quel numero sarebbe destinato ad aumentare.

a cura di Riccardo Sabbatini

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