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Rischi globali: al primo posto c’è l’inflazione nel breve periodo e a medio termine il fallimento degli sforzi per mitigare il cambiamento climatico

Il WEF rilascia il suo report annuale sui rischi del pianeta coniando un nuovo termine: la “policrisi”

I prossimi due anni «saranno dominati dai rischi globali associati all’aumento del costo della vita, mentre quelli legati al fallimento delle azioni a tutela del clima determineranno il corso dei prossimi dieci anni. Il prossimo decennio sarà caratterizzato da crisi climatiche, ambientali e sociali determinate dal contesto geopolitico ed economico». Ad affermarlo è il consueto report annuale sui rischi del pianeta rilasciato dal World Economic Forum (WEF), elaborato in collaborazione con il gruppo di brokeraggio assicurativo Marsh e la Zurich.

Gli esperti di Davos paventano inoltre che le rivalità geopolitiche in aumento – prime fa tutte la crisi innescata dalla guerra in Ucraina – possano far incrementare i vincoli economici, con posizioni di chiusura, uno scenario che il rapporto esorta ad evitare anche per non andare incontro alle «rivalità per le risorse». Bisogna però agire subito contro le minacce più gravi, aggiungono gli autori del documento, prima che i rischi raggiungano il punto di non ritorno.

Quello che si profila è sempre più uno scenario da “policrisi”: più crisi nello stesso momento e ognuna intersecata con l’altra, in un mondo sempre più interconnesso.

«Il panorama dei rischi a breve termine è dominato da energia, generi alimentari, debito e catastrofi – spiega Saadia Zahidi, managing director del World Economic Forum –. Chi è già tra i più vulnerabili sta soffrendo e, di fronte a molteplici crisi, le persone qualificate come vulnerabili stanno aumentando rapidamente, sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri. Il clima e lo sviluppo umano devono essere al centro delle preoccupazioni dei leader globali, anche mentre combattono le crisi attuali. La cooperazione è l’unica strada percorribile».

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