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Bimbo investito e ucciso in cortile dal camper guidato dal nonno

I giudici hanno deciso che l’assicurazione deve risarcire la famiglia

Aveva 16 mesi nel maggio 2008 quando il piccolo Daniele Peresano fu investito e ucciso in cortile da un camper guidato dal nonno, in un piccolo paese in provincia di Treviso.

Un dramma, una storia terribile e una vicenda processuale che si è chiusa dopo 15 anni con una sentenza di quelle che fanno giurisprudenza. 

Sul piano penale, la posizione del nonno era stata archiviata a Treviso, ritenendo il terribile incidente una tragica fatalità, mentre la causa civile, intentata nei confronti della Vittoria Assicurazioni che ha sede a Milano, è stata molto più lunga e tortuosa.

In conclusione della lunga vertenza i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno recentemente riconosciuto il pieno diritto al risarcimento dei familiari della vittima. Una decisione che giunge in seguito alla sentenza delle Sezioni Unite con cui la Corte di Cassazione l’anno scorso aveva chiarito che anche i danni derivanti dalla circolazione di veicoli all’interno di aree private devono essere coperti dalle polizze Rc Auto.

Per la prima volta in oltre mezzo secolo di Rc Auto obbligatoria, una compagnia assicuratrice è stata condannata a coprire il danno dall’uso di un veicolo in una zona privata, benché quest’ultima sia stata ritenuta non equiparabile ad una strada pubblica.

Se per la legislazione italiana l’assicurazione copre i danni solamente se l’incidente è realizzato su “strade pubbliche o a queste equiparate, per tali ultime intendendosi anche le aree private dove sia consentita la circolazione a un numero indeterminato di persone”, a livello europeo la legge prevede che l’assicurazione copra il danno provocato dall’uso del veicolo, indipendentemente dalla circolazione stradale. Ed è proprio a quest’ultima legislazione che la famiglia di Daniele aveva fatto appello.

Con questa pronuncia i giudici di secondo grado hanno stabilito una liquidazione dei danni superiore al milione e 100mila euro tra capitale e interessi (350.000 euro per ciascun genitore e a 175.000 euro per ciascun fratello, più la rifusione delle spese di giudizio), con la particolarità di aver utilizzato le tabelle dei danni da morte del tribunale di Roma. Vittoria Assicurazioni potrà naturalmente ricorrere in Cassazione, mentre la sentenza è immediatamente esecutiva.

a cura di Vincenzo Giudice

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