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Cina: gli assicuratori ritirano le polizze covid-19 a basso costo

Previsti 2 milioni di vittime per la nuova ondata di pandemia

Ciò che è accaduto a Taiwan fa dormire sonni agitati alle compagnie della Cina continentale

Fallite le trattative con Pfizer per peorogare l’importazione del Pxlovid

Di fronte al rallentamento delle misure governative di prevenzione della pandemia, gli assicuratori cinesi stanno abbandonando le polizze di copertura a basso prezzo. Lo sottolinea un lungo articolo di Asia Insurance Review che ha fatto il punto sulle recente evoluzione del covid-19 nel grande paese asiatico. Il settore assicurativo sta togliendo dal mercato le polizze assicurative a basso costo divenute vulnerabili alla prevista ondata di casi di infezione prevista per la fine della strategia zero-covid.

Sulla base dello studio più recente condotto da ricercatori di Hong Kong, più di due milioni di persone in Cina potrebbero morire per le conseguenze delle infezioni e le compagnie ne hanno tratto immediatamente le conseguenze. Per un certo numero di imprese assicurative, le uniche polizze disponibili sono rimaste quelle che danno un risarcimento solo quando viene diagnosticata una condizione grave o critica. I pazienti con sintomi asintomatici, lievi e comuni non vengono più inclusi nella copertura. Gli assicuratori cinesi guardano con preoccupazione a quanto è accaduto a Taiwan.

Alla fine del 2020, Taiwan Fire & Marine Insurance ha venduto la prima polizza assicurativa di protezione. Era molto popolare a causa del suo premio economico e delle semplici regole di liquidazione dei sinistri, ma è stato annullata molto presto dopo che erano stati sottoscritti più di quattro milioni di contratti in un mese. Nel maggio 2021, i casi di infezioni a Taiwan sono aumentati notevolmente, dando il via alla prima ondata di reclami per questa polizza. Alla fine le richieste di risarcimento sono ammontati a 8,6 miliardi di TWD (280 milioni di dollari) la solvibilità della società ne è stata compromessa e la compagnia ha dovuto adottare misure immediate per evitare il fallimento.

Gli assicuratori di Taiwan, che l’anno scorso hanno venduto milioni di polizze di protezione covid, con la promessa di risarcire le persone infette dal nuovo coronavirus, pensavano inizialmente di poter fare una grossa fortuna. Poco dopo, tuttavia, quegli assicuratori si sono trovati di fronte a una marea di sinistri, perdite crescenti mentre la variante altamente contagiosa di Omicron si diffondeva nel paese. Dall’inizio di quest’anno, le richieste di risarcimento assicurativo contro la pandemia sono ancora salite. Nella prima metà di quest’anno, i sinistri hanno superato i 43,9 miliardi di TWD, più di tre volte la raccolta premi. A metà settembre, il numero di sinistri ha raggiunto i 395,8 miliardi di TWD, mentre la raccolta premi totale era di soli 24,2 miliardi di TWD con l’ammontare dei sinistri pari a ben 16,32 volte la raccolta premi. Ed ora gli assicuratori della Cina continentale vedono profilarsi uno spettro simile.

Intanto ulteriori problemi per curare i cinesi che si ammalano di covid stanno nascendo per il fallimento delle trattative per prorogare l’importazione del Paxlovid, il farmaco retrovirale prodotto dalla Pfizer efficace per contenere i casi gravi di infezione. Le trattative tra il governo e l’azienda americana per contenere il prezzo del farmaco – riferisce la South China Morning Post – sono fallite e la copertura assicurativa pubblica per il trattamento statunitense terminerà il 31 marzo. La Cina ha approvato Paxlovid lo scorso febbraio con un accordo temporaneo per 1.890 yuan (279 dollari) a pacchetto, in calo rispetto al suo costo originale di 2.300 yuan. Con l’aumento delle infezioni in Cina, da quando Pechino ha abbandonato la sua politica zero-Covid, la domanda di Paxlovid – e i prezzi che la gente sta pagando per questo – sono saliti alle stelle. Nello spiegare il fallimento delle trattative la Pfizer ha affermato che il prezzo offerto dalla Cina era inferiore a quello che la società avrebbe accettato da un “paese a reddito medio”, aggiungendo che nelle ultime due settimane erano state spedite in Cina milioni di cicli in più del farmaco.

Leggi anche Cina la sfida del covid-19 dopo l’allentamento dei lockdown

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