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GB: insufficiente la capacità di modellare i rischi da parte degli assicuratori

La PRA pubblica i risultati dell’ultimo stress test sulle compagnie

L’autorità di regolamentazione assicurativa del Regno Unito ha invitato gli assicuratori a rafforzare le loro capacità di modellizzazione del rischio di cyber-catastrofi e di catastrofi naturali in vista di un periodo di “elevata volatilità e incertezza”. In una lettera inviata oggi alle compagnie assicurative britanniche – scrive City AM online – la Prudential Regulation Authority (PRA), che fa capo alla Banca d’Inghilterra, ha avvertito gli assicuratori che i modelli adottati per stimare i rischi cyber e di catastrofi naturali sono insufficienti e sono caratterizzati da una significativa variabilità di risultati tra una compagnia e l’altra. Le valutazioni del regulator sono il risultato di un nuovo stress test condotto tra i principali 54 gruppi assicurativi britannici. In generale le compagnie riuscirebbero a mantenere un sufficiente solvency ratio anche all’indomani di sinistri particolarmente severi ma, per alcuni rami assicurativi, il margine prudenziale si assottiglierebbe ad appena ad appena il 120% del minimo consentito (vedi tabella).

Per quanto riguarda le catastrofi naturali, il regolatore ha avvertito che gli assicuratori non sono riusciti a tenere adeguatamente conto dell’aumento del valore dei sinistri e ha affermato che, sebbene il settore sia bravo a prevedere la probabilità di catastrofi naturali, non è altrettanto bravo a prevedere il costo dei danni che possono causare.

L’inflazione ha fatto sì che i costi che gli assicuratori devono sostenere per far fronte ai sinistri siano aumentati rispetto all’anno precedente, in particolare per quanto riguarda la riparazione delle auto e la ricostruzione delle case.

Il regolatore ha anche avvertito che gli assicuratori stanno sottovalutando il costo dei “pericoli secondari” – disastri naturali di media entità come tempeste e incendi – che causano ogni anno danni per miliardi e rappresentano oltre il 70% delle perdite dovute a catastrofi naturali, secondo un documento di Swiss Re del 2021.

Problemi ulteriori derivano anche dalle ambiguità che spesso caratterizzano le polizze assicurative rendendo più complessa la modellazione del rischio ed esponendo gli assicuratori a potenziali maggiori rischi se i tribunali si dovessero pronunciare contro di loro loro in controversie non testate. Riferendosi al medesimo report del PRA il Times ha anche segnalato l’eccessivo ottimismo che che gli assicuratori nutrono sulla loro capacità di scaricare in fretta il debito con rating spazzatura. Questa parte del test, che ha preso in esame 16 compagnie ipotizzando  che fossero costrette a vendere asset per 8-9 miliardi di sterline  dopo che le obbligazioni erano state declassate a un livello inferiore a quello di investment grade. La PRA ha rilevato che la maggior parte degli assicuratori vita riteneva di essere in grado di smaltire gli asset entro sei mesi o un anno. Una stima considerata appunto troppo ottimista.

Leggi anche GB: i premi assicurativi più alti fanno aumentare la richiesta di credito

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