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La promozione di più donne in posizione di leadership non è una priorità per le aziende italiane

Il 23% delle donne ritiene che non sarà mai raggiunto un equilibrio di genere nei ruoli direttivi

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Dall’ultima edizione dalla survey EY SWGLa leadership al femminile nel mondo del lavoro”, realizzata su un campione di oltre 700 lavoratrici e manager sul ruolo delle donne all’interno delle aziende italiane si rileva, rispetto allo scorso anno, una crescita nel numero di donne che ritengono ci sia un gap salariale tra uomini e donne nelle aziende dove lavorano (55%, +7% rispetto al 2022) o che ci sia uno scarto tra uomini e donne in termini di opportunità di carriera (61%, +9%).

Inoltre, come principali barriere per la crescita della leadership femminile, vengono sempre indicate le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia (per l’86% delle intervistate) e il poco spazio lasciato dagli uomini alle donne (74%).

“Dalla nostra analisi emerge che nell’ultimo anno è cresciuta del 19% tra i dirigenti, uomini e donne, la percezione che la leadership femminile consenta alle imprese di raggiungere meglio gli obiettivi aziendali. Mai prima d’ora vi è stata così tanta consapevolezza nel mondo aziendale della necessità e dei benefici di sostenere e promuovere le donne nel corso della loro carriera lavorativa. Tuttavia, la percentuale di donne che ricoprono ruoli dirigenziali rimane ancora estremamente contenuta: le donne nei Cda delle società italiane hanno raggiunto il 43% alla fine del 2022, ma sono ancora poche le presenze femminili ai vertici, nel 2% dei casi amministratrici delegate e nel 4% presidenti”, afferma Stefania Radoccia, Tax & Law Managing Partner di EY in Italia.

Crescono la percezione che una azienda al femminile possa essere più efficace nel raggiungimento dei propri obiettivi e la consapevolezza da parte delle lavoratrici delle condizioni di discriminazione ancora presenti sul mondo del lavoro. Ciò si traduce in un peggioramento della percezione che le lavoratrici e le dirigenti hanno dei servizi di promozione dell’equità di genere presenti nella propria realtà lavorativa: la quota di donne che ritiene che nella propria azienda siano favoriti i congedi parentali per gli uomini e siano promosse la formazione e la crescita professionale delle donne è in calo rispettivamente di 9 e 8 punti percentuali.

Sul fronte maschile, invece, i dirigenti tendono a ritenere presenti servizi per la promozione dell’equità di genere in misura più che doppia rispetto alle dirigenti donne: il 58% degli uomini ritiene che in azienda sia presente una struttura che si occupa dell’inclusione delle donne, contro il 23% delle dirigenti.

Infine, aumenta la percentuale di donne che ritiene che non sarà mai raggiunto un equilibrio di genere nei ruoli direttivi (dal 16 al 23%), mentre si attesta al 68% la percentuale di dirigenti uomini (contro il 32% delle donne) che ritiene che l’equilibrio sarà raggiunto entro i prossimi 10 anni. In crescita anche la percentuale di dirigenti (sia uomini sia donne) che ritiene la promozione di più donne in posizione di leadership sia un impegno da assumersi, ma non una priorità (46% delle donne vs 36% del 2022; 60% degli uomini vs 49% dello scorso anno).

Laddove il dinamismo femminile non incontra il sostegno dell’impresa, il rischio è di perdere i talenti migliori.

In un contesto di grande fluidità del mercato del lavoro, due donne su tre dichiarano di voler cambiare lavoro nei prossimi tre anni e quasi una su due (soprattutto tra le dirigenti) sarebbe interessata ad avviare un’attività autonoma libero professionale o imprenditoriale.

Infine, è di particolare rilievo il dato che mostra come le donne fatichino a sentirsi libere all’interno del contesto lavorativo, con il 59% delle intervistate che trova il modello organizzativo della propria azienda, più un elemento di vincolo che di libertà.

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