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Per il 52% degli italiani le politiche a sostegno della famiglia sono insufficienti

È il risultato di una ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos, sulla denatalità nel nostro Paese dalla quale emergono alcune soluzioni: l’assegno universale per ogni figlio a carico e il rafforzamento delle politiche di sostegno per spese educative e scolastiche sono le più apprezzate dagli italiani

Anche le aziende hanno un ruolo nel favorire la natalità: per 6 italiani su 10 una maggiore flessibilità lavorativa sarebbe un importante supporto. Tra le misure di welfare aziendale, piace soprattutto l’istituzione di un asilo nido interno (30%)

Un italiano su due (52%) ritiene insufficienti le attuali politiche a supporto della famiglia. È quanto emerge dalla ricerca “Gli italiani e la denatalità”, di Changes Unipol ed elaborata da Ipsos.

L’insoddisfazione risulta essere omogenea in tutto il Paese: Centro (53%), Nord e Sud e Isole (ciascuna al 51%), mentre a livello generazionale Boomers e Generazione X (entrambe 56%) sono le più critiche e coloro ancora in piena età fertile mostrano minore negatività: Millennials (47%) e Generazione Z (42%).

Il confronto con il panorama europeo alza il giudizio critico: per quasi 7 italiani su 10 (66%) le politiche italiane di sostegno alla famiglia e alla genitorialità sono inferiori alla media Europea, opinione espressa, in particolare, da chi ha figli (73%).

Boomers e Generazione X sono le generazioni più critiche e, rispettivamente, il 75% e il 70% ritiene che l’Italia sia sotto la media Europea (rispetto al 66% della media nazionale). Anche in questo caso, solo la Generazione Z è più positiva: 1 su 4 ritiene che l’Italia sia allineata all’Europa.

Le azioni a supporto della natalità

Tra le iniziative anti-denatalità, l’assegno universale per i figli a carico e il rafforzamento delle politiche di sostegno per spese educative e scolastiche sono le più apprezzate dagli italiani (ciascuna con il 58%). A seguire la riforma dei congedi parentali e il supporto ad un maggiore protagonismo degli under 35 (ciascuna con il 55%), misure che trovano favore soprattutto tra Generazione Z e Boomers.

Inoltre, alle aziende viene dato un ruolo nel favorire la natalità: per 6 italiani su 10 una maggiore flessibilità lavorativa potrebbe aiutare la genitorialità in Italia. In particolare, vengono apprezzate la flessibilità di orario di entrata e uscita (29%), il lavoro da remoto integralmente o in parte (26%) e la settimana lavorativa corta (24%).

Anche tra le generazioni la flessibilità lavorativa è l’incentivo ritenuto più efficace per contrastare la denatalità (soprattutto per i Boomers: 65% rispetto al 59% di valore medio nazionale), seguito dagli aiuti economici (46%). Istituire un asilo nido all’interno dell’azienda piace al 30% degli italiani, in particolare alla Generazione X (34%) e ai Boomers (38%). Per la Generazione Z sono, invece, importanti i rimborsi per spese scolastiche e di baby-sitting (27%), l’assistenza sanitaria integrativa (22%) e il coaching per le neomamme (12%).

La motivazione lavorativa è la principale causa della denatalità

Tra coloro che rimandano o non progettano di avere figli, la motivazione principale è lavorativa (35%), soprattutto nel Sud e Isole (44%). Nel dettaglio, la mancanza di un lavoro stabile (17%) e l’inconciliabilità tra carriera e desiderio genitoriale (16%) sono i principali deterrenti.

A livello nazionale, le ragioni economiche sono la seconda motivazione alla base della decisione di non volere figli (34%), ma diventano il primo deterrente per il Nord (37%), soprattutto a causa dell’aumento del costo della vita in relazione al proprio reddito.

I timori per il contesto socio-economico (economia, clima, situazione politica del Paese) sono il terzo ostacolo (24%), soprattutto al Sud e Isole, in cui costituiscono la terza motivazione (28%).

Prendendo in considerazione le fasce di età, i dati rivelano come la Generazione Z individui nelle motivazioni lavorative (46% rispetto ad un 35% di media nazionale) ed economiche (43% rispetto ad un 34% di media nazionale) le principali cause del non avere figli.

La Generazione Z è anche la più preoccupata per il contesto socio-economico (29% rispetto al 24% di media nazionale): nella loro visione la situazione economica del Paese e il cambiamento climatico non forniscono un ambiente ideale per mettere su famiglia. La prima motivazione tra chi non progetta o rimanda la decisione di avere figli nella Generazione X è, invece, il non ritenere la maternità/paternità un desiderio o un progetto (32% rispetto al 19% di media nazionale).

La denatalità influirà negativamente soprattutto sul sistema pensionistico

Secondo gli italiani la denatalità influirà negativamente soprattutto sul sistema pensionistico (il 37% ritiene che sarà molto colpito; il 73% molto/abbastanza colpito) davanti a spopolamento delle aree non urbane (29%).

Le preoccupazioni circa le ricadute della denatalità crescono al crescere dell’età. Sono i Boomer, infatti, i più preoccupati per le possibili conseguenze negative, sia sul sistema pensionistico (49% i molto preoccupati contro il 37% di media), sia sullo spopolamento delle aree non urbane.

Leggi anche Unimpresa: crollano i prestiti delle banche a imprese e famiglie

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