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Leader aziendali impreparati per affrontare sfide delle tecnologie emergenti

Secondo l’indagine 2024 Global Digital Trust Insights di PwC, aumenta il numero di imprese che nell’ultimo anno ha subito una violazione dei dati dal costo superiore a 1 milione di dollari; il settore più minacciato è quello sanitario

Il numero di imprese che ha subito una violazione dei dati, con un costo superiore a 1 milione di dollari, è aumentata significativamente nell’ultimo anno, passando dal 27% al 36%. È quanto emerge dall’indagine 2024 Global Digital Trust Insights di PwC.

Il sondaggio, che ha coinvolto 3.800 dirigenti d’impresa e leader di aziende tecnologiche in 71 paesi diversi, rileva inoltre che le aziende guardano all’incremento di utilizzo delle tecnologie emergenti come l’AI generativa con una combinazione tra scetticismo ed entusiasmo, in molti casi decidendo di aumentare gli investimenti in cybersecurity per proteggersi da eventuali cyberattacchi.

Nel 2024, secondo otto intervistati su dieci (80%), è previsto un aumento significativo dei budget aziendali dedicati alla gestione dei rischi informatici, con un tasso di crescita in aumento rispetto al sondaggio del 2023 (65%). Le organizzazioni con una maggiore maturità in iniziative e strumenti di cybersecurity registrano oggi maggiori benefici e una minore incidenza di violazioni informatiche.

Il settore sanitario risulta essere quello più colpito dall’aumento degli attacchi informatici. Il costo medio globale derivante da un attacco informatico è pari a 4,4 milioni di dollari, dato che aumenta del 25% nel settore sanitario (5,3 milioni di dollari). Circa la metà (47%) di tutte le organizzazioni sanitarie intervistate ha dichiarato di aver subito una violazione dei dati pari o superiore a 1 milione di dollari. Con l’aumento delle dimensioni aziendali, inoltre, aumenta anche il costo medio della violazione: le aziende con un fatturato oltre i 10 miliardi di dollari denunciano danni per 7,2 milioni di dollari, rispetto ai 1,9 milioni di dollari di danni per le aziende con un fatturato inferiore al miliardo di dollari.

Tra i leader aziendali e tecnologici cresce la preoccupazione per l’ascesa della AI generativa in relazione alla cybersecurity, evidenziando il rischio maggiore nelle minacce informatiche al cloud aziendale e alla compromissione della posta elettronica su larga scala.

Secondo l’analisi PwC, il 52% delle aziende prevede che la GenAI porterà ad attacchi informatici catastrofici nei prossimi 12 mesi, mentre quasi otto su dieci (77%) concordano sull’importanza di utilizzarla in modo etico e responsabile. Il sentiment diffuso all’interno dell’analisi mette in evidenza la necessità da parte dei responsabili della cybersicurezza (CISO) e dei responsabili del sistema informativo (CIO) di incrementare l’attenzione per prevenire questi rischi.

Il 75% dei leader aziendali e tecnologici ha espresso comunque entusiasmo per il potenziale della AI generativa.

“La nostra survey a livello mondiale – spiega Giuseppe D’Agostino, Partner di PwC in Italia – mostra come la cybersecurity rimanga al centro dell’attenzione dei business leader, oggi più che mai. Il top management deve essere agile e adattarsi all’evoluzione del mercato: con gli sviluppi tecnologici emergenti che arrivano sui mercati imponendo importanti trasformazioni, diventa fondamentale reagire in modo tempestivo quando la crisi si presenta, integrando pratiche e strumenti di sicurezza informatica nel tessuto dell’azienda”.

Per accrescere la fiducia nel digitale, sono necessari miglioramenti e una maggiore uniformità in termini di sicurezza informatica nelle aziende; meno del 30% delle imprese, infatti, afferma di eseguire abitualmente le adeguate pratiche informatiche legate alla cybersecurity. Per approfondire ulteriormente questo aspetto, PwC ha sviluppato un indice per identificare le imprese che dispongono di un team di sicurezza informatica e dimostrano costantemente l’implementazione di strumenti e pratiche informatiche all’avanguardia. Tra tutti i partecipanti all’indagine, solo il 5% delle organizzazioni mostra un’implementazione adeguata di dieci pratiche informatiche difensive e orientate alla crescita, che si possono definire come “pilastri della fiducia digitale”. Più della metà degli intervistati (53%), appartenenti ad aziende con un fatturato pari o superiore ai 5 miliardi di dollari, prevedono un aumento di +10% dei ricavi nei prossimi 12 mesi (“aziende ad alta crescita”).

Nonostante il continuo aumento dei disastri naturali legati al cambiamento climatico, la persistente influenza della pandemia Covid-19 e delle disuguaglianze, i leader aziendali e tecnologici posizionano la mitigazione dei rischi informatici e digitali come i principali rischi a cui dare priorità per i prossimi 12 mesi. In particolare, le tre minacce informatiche che vengono segnalate sono quelle legate al cloud, agli attacchi dei dispositivi connessi e alle operazioni di hack-and-leak. Tuttavia, più di un terzo delle aziende non ha ancora implementato iniziative di gestione e mitigazione del rischio, solo una su quattro ha introdotto miglioramenti alla resilienza informatica, e solo il 2% delle organizzazioni sta ottimizzando e apportando miglioramenti costanti in sicurezza informatica. Lo studio, inoltre, sottolinea che oltre il 40% dei dirigenti evidenzia un gap di competenze per affrontare i rischi informatici legati all’implementazione di tecnologie emergenti come AI generativa, blockchain aziendale, quantum computing e realtà virtuale/realtà aumentata.

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