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Clima: la Nzia ancora alla ricerca di un’identità e di un futuro

Nel giorno in cui si apre a Dubai il ventottesimo vertice dell’Onu sul clima (COP28) è “deludente il fatto che l’industria non abbia una chiara ambizione sul cambiamento climatico da poter condividere con il mondo”. È l’amara conclusione di un articolo che Insurance ERM ha dedicato alle ultime evoluzioni della Net-Zero Insurance Alliance (NZIA), l’alleanza creata nel 2021 nell’ambito delle Nazioni Unite per promuovere le tematiche ambientali nell’industria globale delle polizze. Com’è andata a finire, almeno per il momento, è noto. La lobby petrolifera statunitense è partita all’attacco del progetto minacciando di portare i membri della NZIA in tribunale per la violazione delle normative antitrust. I maggiori gruppi assicurativi mondiali, in particolare quelli più attivi in Usa (trai gli altri Axa, Allianz, Munich Re, Swiss Re, Nippon Life), sono stati così spinti a sfilarsi dall’accordo pur mantenendo individualmente propri obiettivi climatici. Sono rimaste all’interno dell’alleanza una decina di compagnie tra cui fanno spicco le italiane Generali e IntesaSanpaolo vita, l’inglese Aviva e l’unità assicurativa del Credit Agricole francese, CA Assurances. Con che obiettivi? Innanzitutto – spiega l’articolo – di preservare il lavoro precedente dei membri, vale a dire il protocollo di definizione degli obiettivi progettato per aiutare gli assicuratori a fissare obiettivi su base scientifica per i loro portafogli di sottoscrizione e lanciato nel gennaio di quest’anno. Erano stati proprio quei target ad essere presi di mira dalla lobby petrolifera Usa determinando l’emorragia dei membri dell’alleanza. Alla fine la Nzia è stata costretta , nel luglio scorso, ad annunciare la fine dell’obbligo per gli aderenti di fissare e rendere pubblici obiettivi di riduzione delle emissioni.

“Dal momento che la NZIA ha abbandonato tutti gli obblighi per i suoi restanti membri – ha sottolineato Peter Bosshard, coordinatore della campagna ambientalista Insure Our Future – non abbiamo alcuna aspettativa che eventuali processi o organismi futuri richiedano impegni vincolanti. La pressione della lobby statunitense dei combustibili fossili crea un grattacapo ai leader climatici e una facile scusa per tutti i ritardatari”.

Ciò che in effetti stanno facendo i membri dell’alleanza è una maggiore comunicazione con i regolatori internazionali, soprattutto europei. Alla recente conferenza annuale di Eiopa, l’authority europea delle polizze, la presidente Petra Hielkema ha confermato che sta “parlando con gli assicuratori” in seguito a quanto accaduto alla NZIA. “Non ho necessariamente un ruolo importante”, ha spiegato aggiungendo che tuttavia c’è una “disponibilità” dei membri a lavorare per raggiungere lo zero netto. Parole misurate con il contagocce a conferma della preoccupazione di fomentare la reazione dei petrolieri americani. Secondo Bosshard, il coinvolgimento delle autorità di regolamentazione è importante, poiché se i singoli assicuratori volessero “mantenere i propri impegni le autorità di regolamentazione dovranno svolgere un ruolo più attivo di prima”. Tuttavia è un po’ poco per un’alleanza che voglia davvero incidere sulle questioni climatiche.

Alla domanda su quale sia il futuro dell’alleanza, un portavoce di Aviva ha detto: “Non c’è nulla da parte nostra su questo argomento”.

Leggi anche Clima: lìalleanza net-zero si è sfasciata

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