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Clima: le aziende si ritirano dai loro impegni sul clima

Le aziende rinnegano i loro impegni climatici. In occasione della COP28 in corso di svolgimento a Dubai, il Washington Post ha svolto una lunga inchiesta sulle tante imprese che stanno tornando sui loro passi rispetto ai solenni impegni presi per limitare il loro contributo all’economia che si basa sui combustibili fossili. Stanno scoprendo – è la mesta considerazione del quotidiano – che è più facile fare promesse che rispettarle. L’indice è rivolto, tra le altre, anche alla compagnia statunitense AIG che lo scorso anno aveva scosso il settore con un piano audace per smettere di sottoscrivere polizze per alcuni dei progetti più inquinanti sui combustibili fossili. Ora gli ambientalisti che avevano plaudito alla strategia della società stanno perdendo la pazienza. La società è oggetto di un’indagine del Senato sul settore assicurativo, guidata da legislatori che avvertono che AIG e altre società continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella sottoscrizione di alcuni dei progetti di combustibili fossili a più alta intensità di carbonio nel mondo, nonostante le promesse.

A giugno hanno inviato una lettera ad AIG facendo riferimento ai suoi continui investimenti in progetti come un oleodotto canadese che spedirà parte del petrolio più inquinante del mondo nella Columbia Britannica e un enorme terminale di gas naturale liquefatto in Australia. Progetti che smentiscono la promessa di AIG di riorientarsi la propria attività verso gli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi del 2015. Tale accordo mira a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali “Finora abbiamo visto poche prove che il settore assicurativo stia intraprendendo azioni significative per allineare le sue decisioni di investimento e di sottoscrizione con l’Accordo di Parigi”, ha scritto il senatore democratico Sheldon Whitehouse presidente della commissione, in una e-mail al Washington Post.

La posizione di AIG, che ha rifiutato di commentare le accuse, non è affatto insolita nel mondo assicurativo. Il giornale ha ricordato che la metà delle compagnie che avevano aderito alla Net Zero Insurance Alliance, sostenuta dalle Nazioni Unite, hanno abbandonato il programma, comprese cinque delle otto compagnie fondatrici.

Diverse compagnie si sono ritirate dall’alleanza per evitare di essere bersaglio di cause legali e attacchi politici della lobby petrolifera, pur continuando a portare avanti i propri piani per smettere di sottoscrivere progetti di combustibili fossili. Così almeno hanno detto al giornale alcuni loro dirigenti sotto la condizione condizione dell’anonimato per parlare apertamente delle loro scelte. A loro giudizio la frattura dell’alleanza – e la mancanza di una regolamentazione incentrata sul clima in paesi come gli Stati Uniti – stanno inibendo l’azione in un settore che ha un’enorme influenza sulla transizione energetica, poiché gli sviluppatori di combustibili fossili non possono funzionare senza un’assicurazione. “Non mentiamo a noi stessi”, ha detto un dirigente assicurativo. “Non puoi fare gli stessi progressi lavorando da solo”.

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