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Rischi globali: disinformazione e climate change guidano la classifica del WEF

Gli scenari di Davos diventano ancora più pessimistici e l’impronta umana sui rischi globali ancora più marcata. La disinformazione è il primo rischio globale percepito dagli esperti nel breve termine, mentre i cambiamenti climatici preoccupano di più nel lungo periodo. È quanto emerge – scrive ATS – dal Global Risk Report 2024 presentato oggi a Londra in vista del Forum economico mondiale (WEF) di Davos. Il rapporto, realizzato in collaborazione con gli assicuratori di Zurich e il gruppo di brokeraggio Marsh McLennan, si basa sulle opinioni di oltre 1400 esperti di rischi globali, decisori politici e leader del settore, intervistati lo scorso settembre.

La previsione è prevalentemente negativa nel breve termine e potrebbe peggiorare ulteriormente nel lungo periodo. Per il 30% degli intervistati sussiste infatti “un’alta probabilità di catastrofi globali” nei prossimi due anni, ma la percentuale sale al 66% per i prossimi 10 anni. Secondo Saadia Zahidi, direttrice generale del WEF, “un ordine globale instabile, caratterizzato da narrazioni polarizzanti e da insicurezza, l’aggravarsi degli impatti degli eventi climatici estremi e l’incertezza economica stanno accelerando lo sviluppo di alcuni rischi, come quelli legati alla disinformazione.

A suo avviso la ricetta per affrontare i rischi del pianeta è la collaborazione, come già avvenuto nel corso della pandemia da Covid 19. “I leader mondiali devono unirsi per affrontare le crisi a breve termine e allo stesso tempo gettare le basi per un futuro più resiliente, sostenibile e inclusivo”. In particolare, nel breve termine il nesso tra “informazioni falsificate e tensioni sociali” sarà protagonista in occasione delle elezioni che si terranno in diverse importanti economie nei prossimi due anni. Pesa anche il conflitto armato tra stati, che figura tra le cinque principali preoccupazioni per i prossimi due anni.

Secondo Carolina Klint, dirigente Marsh McLennan, “le scoperte nel campo dell’intelligenza artificiale rivoluzioneranno radicalmente le prospettive dei rischi per le organizzazioni, molte delle quali avranno difficoltà a reagire alle minacce derivanti dalla disinformazione e dagli errori strategici”. A suo avviso le aziende devono “affrontare catene di approvvigionamento rese più complesse dalla geopolitica e dai cambiamenti climatici, nonché minacce informatiche dovute a un numero crescente di attori malintenzionati”. Da qui la necessità di un “impegno costante per costruire la resilienza a livello organizzativo, nazionale e internazionale, nonché una maggiore cooperazione tra settore pubblico e privato”.

Per John Scott, manager di Zurich, “il mondo sta subendo trasformazioni strutturali significative per via dell’intelligenza artificiale, dei cambiamenti climatici, delle evoluzioni nello scenario geopolitico e delle transizioni demografiche”. Si stanno intensificando i rischi già noti – ha spiegato – e stanno emergendo nuove minacce, ma con esse si aprono anche opportunità. Tra queste la “azioni condivise e coordinate a livello internazionale, le strategie localizzate, le azioni individuali dei cittadini, delle aziende e dei singoli paesi”. Sono opportunità che tuttavia non sembrano essere colte nel corrente scenario geopolitico dove prevalgono tensioni e conflitti.

Leggi anche Rischi globali: al primo posto c’è l’inflazione nel breve periodo

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