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Assicurazioni e sfide globali: “dovremmo ispirarci allo spirito militare”

“Dovremmo ispirarci allo spirito militare”. Di fronte alle sfide che fronteggiano il settore assicurativo mondiale quest’ultimo deve prepararsi “ad affrontare situazioni che, speriamo, non si presenteranno. Come assicuratori, dobbiamo aiutare le aziende a pianificare gli scenari e consentire loro di adattarsi ai nuovi rischi, perché inevitabilmente alcuni, come i disastri naturali o gli attacchi informatici, si materializzeranno”. È il combattivo ammonimento lanciato da ceo di Axa Thomas Buberl dalle colonne de Il Figaro. Nonostante la magnitudo dei rischi globali stia aumentando “l’assicurabilità di tutti i rischi è possibile, ma a determinate condizioni. In primo luogo, l’attuazione di misure di prevenzione. Ciò significa che il cliente deve impegnarsi attivamente affinché il danno sia limitato. E dobbiamo dargli gli strumenti. Dobbiamo andare oltre il nostro ruolo di pagatori al momento del disastro, per diventare partner nell’adattamento ai rischi. Senza questo, avremo difficoltà a offrire, di fronte a determinati rischi, un’assicurazione a un prezzo ragionevole. Infine, sarà necessario inventare nuovi partenariati pubblico-privato. La questione comporta un nuovo contratto sociale in cui gli Stati non dispongono più degli stessi mezzi finanziari del passato. Assicurare significa contribuire alla coesione sociale. Il campo d’azione delle assicurazioni non è mai stato così ampio”.

In questo contesto va rafforzato il ruolo degli stati come assicuratore di ultima istanza.

“In Francia – ha spiegato Buberl – possiamo essere molto orgogliosi del sistema delle catastrofi naturali, un esempio di partenariato pubblico-privato unico in Europa. Dato l’aumento dei pericoli, questo meccanismo deve evolversi. Il governo ha deciso di aumentare la quota dei premi che lo finanziano. È inoltre necessario considerare l’ampliamento della portata delle richieste coperte dallo scherma. E c’è anche il rischio cyber, che può essere paragonato a una ‘pandemia digitale’ se tutte le aziende vengono attaccate contemporaneamente. Possiamo quindi immaginare lo stesso tipo di schema e un rafforzamento della prevenzione per limitare gli attacchi”.

Per quando riguarda il rischio cyber e la potenziale estensione degli attacchi informatici il ceo di Axa lancia una proposta. “Le aziende potrebbero creare captive, ovvero meccanismi di autoassicurazione in cui aziende posizionate in settori diversi, che difficilmente saranno vittime di attacchi informatici contemporaneamente, metterebbero in comune il rischio. Questi captive coprirebbero i rischi fino a un certo importo, poi interverrebbero assicuratori e riassicuratori e infine lo Stato subentrerebbe come ultima risorsa, in caso di rischio sistemico”.

Infine Buberl, sulle questioni ambientali, ha spiegato i motivi che hanno spinto la compagnia francese ad abbandonare la Nzia, l’alleanza climatica assicurativa delle Nazioni Unite.

“I procuratori generali degli Stati Uniti hanno accusato l’alleanza di non rispettare le leggi antitrust. Non condividiamo questa analisi, ma di fronte al rischio di procedure legali, come diversi grandi assicuratori e riassicuratori europei, abbiamo deciso di lasciare questa coalizione. Ciò non ci ha impedito di pubblicare la scorsa estate gli obiettivi di decarbonizzazione per i nostri portafogli di clienti automobilistici e aziendali. Siamo stati i primi a farlo. Il nostro impegno per la transizione climatica rimane invariato”.

Foto in copertina: Thomas Buberl, Ceo di Axa

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